La vita di un neonato che ha rischiato il soffocamento è stata salvata dal lavoro di equipe che si è svolto dal personale del 118 di Arezzo e dai genitori del piccolo, guidati telefonicamente da David La Monica, infermiere della centrale operativa.

La sfiorata tragedia è accaduta ieri sera, attorno alle ore 21.30. Un uomo di origine straniera ha contattato il numero dell’emergenza chiedendo aiuto per il figlio, che aveva da poco compiuto un mese di vita.

Il padre è stato guidato telefonicamente dal professionista della centrale che gli ha spiegato come mettere in atto le manovre di rianimazione cardiopolmonare necessarie a salvare la vita del bimbo.

“Non so fare niente, sta chiudendo gli occhi” gridava disperato il padre al telefono.

Il bambino aveva smesso di respirare mentre l’uomo lo teneva in braccio. È apparso subito chiaro come i sintomi descritti a fatica dal genitore fossero quelli di soffocamento.

Immediatamente sono state inviate sul target un’ambulanza e l’automedica, con a bordo l’infermiera Roberta Pitti ed il medico Domenico Paci. Nel frattempo l’uomo ha seguito alla lettera le indicazioni dell’infermiere, praticando le manovre di disostruzione delle vie aeree.

“Lo tenga in alto, lo appoggi sulla spalla – si sente dire dal soccorritore nella telefonata durata circa 3 minuti – gli dia le pacchette nel muscolino che sta tra la spalla e la schiena, gliene dia cinque”

Nella squadra inviata dalla centrale era presente anche l’infermiera Roberta Pitti che subito ha notato che il bimbo fosse cianotico, praticando una serie di pacche intercostali riuscendo a liberare definitivamente le vie aeree.

“Il comportamento del padre è stato fondamentale – ha raccontato l’infermiera visibilmente felice per una vita salvata – nessuno deve pensare che stare al telefono con noi operatori del 118 sia una perdita di tempo, mentre ambulanza e automedica sono partite, il mio collega ha guidato l’uomo in manovre fondamentali. Nel caso del soffocamento, dopo tre minuti dall’arresto respiratorio sopraggiunge quello cardiaco, quindi prendere tempo è vitale.”

Il lieto fine a questa storia drammatica è stato il vagito che è possibile udire anche nella registrazione della telefonata, che ha fatto comprendere a tutti che il bambino avesse ricominciato a respirare.

È stato poi ricoverato per qualche ora e successivamente dimesso questa mattina.

Simone Gussoni