Nursing Up: Finti aumenti dal 2009 e l’Italia 35esima in Ue per stipendi degli infermieri?

Troppo bassi, lo studio Fnopi conferma le denunce del sindacato Roma, 6 dic. – “Lo abbiamo detto e lo ripetiamo in ogni sede e non…

Troppo bassi, lo studio Fnopi conferma le denunce del sindacato

Roma, 6 dic. – “Lo abbiamo detto e lo ripetiamo in ogni sede e non ci stancheremo mai di farlo: gli stipendi degli infermieri sono troppo bassi e non corrispondono da lungo tempo all’elevata qualificazione professionale, alle enormi responsabilità assegnate loro dalla legge e ai massacranti carichi di lavoro cui vengono sottoposti a causa della drammatica carenza di organico. È ora di pagare il giusto compenso a chi sostiene il peso del Ssn lavorando 7 giorni su 7 su turni h24”. Così il presidente Nursing Up Antonio De Palma commenta un’analisi del Centro studi Fnopi, secondo la quale i professionisti sanitari hanno perso in media il 6,33% di potere di acquisto dal 2009 al 2017.

“Questa volta, sono i dati a confermare – prosegue – ciò che il sindacato degli infermieri denuncia da sempre. Chiediamo alle istituzioni se un paese civile come l’Italia possa sopportare l’onta di essere al penultimo posto in Europa per retribuzioni ai professionisti sanitari”. Dal 2009 i tagli lineari alla sanità e la politica della spending review hanno tolto in media oltre 3mila euro di potere d’acquisto al personale del Servizio sanitario nazionale e gli aumenti col nuovo contratto sono solo un placebo.

“Noi lo diciamo da anni e anni ma la politica fa orecchie da mercante – ribadisce De Palma perché non c’è la reale volontà di cambiare lo status quo. E ricordiamo che in campagna elettorale sono state fatte promesse che sono state puntualmente disattese, ma gli infermieri se ne sono accorti e sapranno reagire”.

“Adesso che anche i numeri della Federazione ci danno ragione – sottolinea il presidente Nursing Up – non ci sentiamo affatto sollevati, perché sappiamo che tutto è fermo e che anzi sembra solo peggiorare tra legge di bilancio e nuovi contratti.

Le buste paga languono e la categoria più colpita è quella degli infermieri”. Nello studio si afferma che i professionisti sanitari nel 2009 guadagnavano 49.950 euro che nel 2017 sono diventati 51.270 (aumento di 1.720 euro). Ma si è trattato di un aumento finto in quanto non comprensivo dell’adeguamento al costo della vita, con una perdita media che va dal -10% per le professioni sanitarie tecniche al -8/9% di medici e infermieri.

“Senza calcolare che oltre al danno economico – spiega ancora De Palmac’è anche la perdita di personale e soprattutto di infermieri, la cui emorragia di 12mila unità nel Ssn è la più alta in assoluto. Parliamo di personale mortificato dal trattamento economico inadeguato, demotivato dallo scarso riconoscimento professionale e persino precarizzato dall’ultimo Ccnl. Uno scandalo su tutti i fronti”. E proprio in questi giorni una delegazione Nursing Up ha chiesto in Aran alla Commissione paritetica per l’ordinamento professionale di riformare l’attuale sistema di classificazione, in particolare per quanto riguarda la revisione dei percorsi selettivi della progressione economica.

“Abbiamo chiesto di rendere certe e definitive le progressioni. Ci sta bene che si parli del superamento del limite di 10 anni per il rinnovo degli incarichi. Ma non va bene che le aziende sanitarie, se vogliono, hanno la possibilità e gli strumenti per revocare comunque quei contratti. Bisogna fare attenzione perché non si gioca sulla pelle della gente. Il fatto di dare certezza, chiarezza e una collocazione ad una posizione economica e giuridico-contrattuale è fondamentale se vogliamo creare un sistema dove gli operatori a qualsiasi livello operano fornendo il massimo apporto, ma anche ricevendo in termini contrattuali ciò che è giusto”.

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