Oltre il 34% degli infermieri trascorre almeno un’ora del proprio turno lavorativo alla ricerca di materiale sanitario o farmaci, secondo quanto emerso da un’indagine pubblicata su diversi giornali sanitari internazionali.

Oltre 1.000 infermieri hanno partecipato alla ricerca, facendo emergere come mediamente almeno un’ora del proprio tempo lavorativo verrebbe occupata ricercando dispostivi o medicinali oppure aiutando colleghi nella ricerca degli stessi.

La raccolta dati è stata finanziata dalla GS1 UK, fondazione non-profit che si è posta come obiettivo l’introduzione delle tecnologie dei codici a barre nel NHS.

Dai risultati ottenuti sarebbe stato dimostrato come un infermiere possa arrivare a trascorrere complessivamente oltre 40 ore al mese alla ricerca di strumentazioni necessarie per lo svolgimento della professione o presidi di altro tipo.

Nel 16% dei casi, gli intervistati hanno riferito di aver rinunciato a ricercare il materiale o i farmaci desiderato almeno una volta negli ultimi sei mesi, vista l’impossibilità di reperirlo in reparto o in altre unità operative.

Nella maggior parte delle situazioni, gli infermieri si sono avventurati alla ricerca di materiale monouso o dispositivi per la somministrazione di farmaci per via endovenosa.

Principalmente è stato riferito che le ricerche più frequenti siamo per pompe infusionali, aste portaflebo, termometri, chiavi per aprire armadietti contenti materiale e materassini antidecubito.

“Alcune giornate mi sembra di trascorrere l’intero turno alla ricerca di svariate cose”, ha spiegato una delle infermiere intervistate. “Questo è il problema principale. È la cosa che più detesto del mio lavoro”.

Questi risultati non varierebbero nonostante le continue migliorie introdotte per migliorare la produttività nei reparti ospedalieri. Tra gli interventi maggiormente diffusi troviamo l’utilizzo di codici a barre ed etichette ad alta visibilità, per far comprendere immediatamente a chiunque dove possa trovarsi il materiale.

Le tecnologie che si basano sull’utilizzo di barcode posti su braccialetti in dotazione ad ogni paziente, farmaco o dispositivo chirurgico hanno ridotto gli errori, le perdite di tempo e hanno migliorato la sicurezza del paziente.

Secondo la GS1, i barcode potrebbero essere applicati di routine sulle confezioni dei farmaci, sul materiale per le medicazioni e su ogni cosa presente in reparto. In questo modo un infermiere potrebbe localizzare in un istante ciò di cui ha bisogno semplicemente utilizzando un computer o un tablet.

I “dispositivi mobili” quali le aste portaflebo, cestelli e archetti sollevacoperte potrebbero essere dotati di “talking tags” in grado di trasmettere la propria posizione attraverso un geolocalizzatore GPS.

Nove infermieri su dieci si sono dichiarati pronti ad utilizzare un dispositivo indossabile quale uno smartwatch per essere in grado di localizzare subito ciò che stanno cercando in corsia.

Simone Gussoni