L’Ordine degli infermieri romagnolo invoca soluzioni concrete al problema delle aggressioni.

Opi Rimini non ci sta e, dopo la brutale aggressione subita qualche da un infermiere al Pronto soccorso dell’Ospedale Infermi (il malcapitato ci ha rimesso il setto nasale), alza la voce per manifestare tutto il proprio sdegno. Lo fa attraverso il seguente comunicato stampa, a firma del consiglio direttivo.

Per quanto tempo vogliamo rimanere semplici spettatori della violenza contro il personale sanitario? Quanto è recentemente accaduto nel Pronto soccorso di Rimini è, purtroppo, solo l’ultima di una serie ormai prolungata nel tempo, di aggressioni a carico di infermieri e personale sanitario. Trattandosi di vittime esposte a questi atti di brutalità, rese più vulnerabili perché colpite mentre operano a beneficio esclusivo della collettività, l’atto in sé diventa ingiustificabile e imperdonabile.

Tante voci si sono sollevate a vantaggio di questi operatori, anche da parte di istituzioni rappresentative nazionali, ma a quanto pare non si è riusciti ad arginare questo fenomeno di decadenza sociale. È evidente che contro comportamenti di questo tipo non è possibile agire singolarmente, né esclusivamente a livello locale. Occorrono una volontà e un razionale che coagulino una serie di intenti che risultino pertinenti e concreti. Non è sufficiente la sensibilizzazione del pubblico (è palese): occorre mettere in atto una prevenzione tangibile e concreta a protezione degli operatori.

A questo scopo serve la collaborazione di tutti, di tutte quelle figure capaci di esercitare la propria influenza a tutti i livelli rappresentativi: ministero della Salute, Opi provinciali e Fnopi, sigle sindacali, direttori generali di Aziende ospedaliere e Unità sanitarie locali. Tutti gli agenti attivi all’interno della Sanità sono chiamati a fare la loro parte. Diversamente, non sarà possibile mettere in atto soluzioni tangibili. Agire insieme significa poter agire più in fretta.

Bisogna certamente capire il perché di forme sempre più esacerbate di inutile violenza nei confronti di chi lavora in settori estremamente delicati, operatori che avrebbero diritto, al contrario, a poterlo fare con serenità e non nell’intimidazione e con le necessarie tutele. Bisogna capire perché ci venga negato lo status di “pubblico ufficiale” quando siamo in servizio e svolgiamo il nostro ruolo fondamentale di garanzia e protezione a vantaggio dell’utenza che la normativa ci attribuisce. Bisogna infine capire perché, anziché affidare ai social (luogo di incontro e socialità per definizione) forme di strumentalizzazione di eventi che feriscono tutta la professione, non si cerchi con caparbietà quella sinergia di intenti che ci farà senz’altro risultare tutti vincitori.

Coloro che si sentiranno alleati all’interno di questa logica di comportamenti troveranno Opi Rimini pronto alla massima collaborazione. Abbiamo già iniziato a lavorare in questo senso e avviato i contatti a livello locale che è nel nostro mandato dover attivare in casi di questo tipo. Valuteremo anche se i risvolti legali dei singoli casi ci daranno la possibilità di costituirci parte civile nelle azioni giudiziarie, perché è tempo che del danno morale derivante per la professione si parli anche nelle aule dei tribunali. Ciascuno degli attori in campo ha il dovere di fare la propria parte. Non ci sono più scuse né opzioni dilatorie.

Redazione Nurse Times