Riceviamo e pubblichiamo un comunicato Fnopi contenente le osservazioni del portavoce Tonino Aceti.

La clausola di salvaguardia inserita nella bozza del nuovo Patto per la salute, che potrebbe portare per ragioni “di finanza pubblica” a una riduzione degli stanziamenti concordati con le Regioni, non va, in base alla sentenza 275/2016 della Corte Costituzionale, che come tale è fonte primaria di diritto e non può essere ignorata.

Lo spiega il portavoce della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, Tonino Aceti (foto), che in un suo intervento sul sito www.fnopi.it, dove è visibile anche la sentenza della Corte Costituzionale, sottolinea che con la clausola “i livelli di finanziamento del Ssn fissati per gli anni 2019-2021, con incrementi pari a +2 miliardi per il 2020 e +1,5 miliardi per il 2021, appaiono una ‘posta aleatoria e incerta’, come definisce la stessa sentenza,  in quanto suscettibili di possibili modifiche in relazione al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e alle variazioni del quadro macroeconomico”.

“Come dire – sottolinea ancora Aceti – che lo Stato e le Regioni prima concordano che per garantire la piena attuazione del diritto alla salute previsto dalla Costituzione, l’efficace ed efficiente funzionamento del Ssn e il rispetto dei livelli essenziali di assistenza servono determinati livelli di finanziamento. Poi, però, accettano di rimetterli anche tutti in discussione, con eventuali tagli di entità indefinita, qualora cambiasse il quadro economico o lo richiedesse la finanza pubblica”.

In altre parole, il diritto alla salute diventa subordinato all’economia, le politiche sanitarie sono esclusiva funzione delle politiche economiche e al Ssn si assegna una mission diversa rispetto a quella prevista dall’art. 1 della L. 833/1978: il Ssn diventa strumento per garantire l’equilibrio di finanza pubblica, anziché per tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.

Secondo Aceti, “la Corte ribalta completamente l’impostazione ancora presente nella bozza del nuovo Patto per la salute, affermando che ‘la garanzia dei diritti incomprimibili a incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione’ (punto 11 – Considerato in diritto)”.

E ancora: l’effettività di un diritto “non può che derivare dalla certezza delle disponibilità finanziarie per il soddisfacimento del medesimo” (punto 7- considerato in diritto), e il “nucleo di garanzie minime per renderlo effettivo dovrebbe essere assicurato al di là di ogni esigenza di bilancio, garantendosi certezza, stabilità e obbligatorietà del finanziamento” (punto 8 – ritenuto in fatto).

Infine la Corte aggiunge che spetta al legislatore predisporre gli strumenti idonei alla realizzazione e all’attuazione del diritto, affinché la sua affermazione non si traduca in una mera previsione programmatica, ma venga riempita di contenuto concreto e reale. (punto 4 – considerato in diritto).

Aceti ammonisce: “Se con il nuovo Patto per la salute dovesse accadere per il finanziamento 2020 e 2021 del Ssn lo stesso accaduto in precedenza con la stessa clausola, a essere immediatamente disinnescati sarebbero, tra le altre cose, proprio gli incrementi della spesa per il personale previsti nell’emendamento sblocca-assunzioni contenuto nel Decreto Calabria, attualmente in discussione in Parlamento. L’emendamento, infatti, aggancia l’aumento della spesa per il personale proprio agli incrementi del Fondo sanitario. Praticamente: niente incrementi del Fondo sanitario, niente incremento di spesa per il personale. Ciò avrebbe ripercussioni dirette sulla garanzia dei Lea, e quindi sul diritto alla salute. Ma non basta. In caso di riduzione o mancato incremento del Fondo sanitario per gli anni 2020 e 2021, sarà disinnescata anche l’abolizione del superticket previsto all’art. 14 del nuovo Patto per la salute, dove è introdotto un meccanismo analogo a quella dell’aumento della spesa per il personale: niente incremento del Fondo sanitario, niente abrogazione del superticket. Anche questo produrrà un effetto sull’accessibilità alle cure da parte dei cittadini e quindi sul loro diritto alla salute”.

Unica soluzione quindi, secondo il portavoce Fnopi, modificare l’art. 1 e, di conseguenza, l’ultimo articolo del Patto per la salute 2019-2021, sottraendo la salute dei cittadini e il Servizio sanitario nazionale dall’essere ancora una volta bancomat in nome dell’equilibrio di finanza pubblica.

Redazione Nurse Times