Riceviamo e pubblichiamo un contributo di Laura Rita Santoro, coordinatrice regionale di Nursing Up Lazio.

Questo è un periodo in cui si parla delle fasce economico-retributive. Tanti sono i colleghi che da tanto, tanto tempo permangono in fascia D senza avanzare di livello. Molti colleghi hanno sentito celebrare il sistema premiante, in base al quale sempre più frequentemente i colleghi possono passare di fascia, previa valutazione delle performance lavorative. Idealmente tutto ciò è anche affascinante: essere premiati per le capacità… Ma tutto ciò rimane teoria.

Nelle analisi fatte, casualmente, mettendo in colonna i dati di un noto ospedale romano, mi sono accorta che c’era una sperequazione nella distribuzione delle fasce economico retributive. Ho notato che alcune categorie di persone, in una determinata fascia, passava il 98% degli aderenti, mentre nel caso della categoria D passa di fascia più o meno il 20% degli esponenti. Sto parlando di colleghi fermi nella fascia da almeno dieci anni.

Io, personalmente, farei un distinguo, anche nella stessa categoria, e darei un peso alle responsabilità sostenute. Tipo, siamo in molti, gli infermieri, ma taluni fanno un lavoro più pesante e anche più ricco di responsabilità, quindi si dovrebbe considerare tale peso. Nella categoria cui appartengo ci sono colleghi che più frequentemente di altri si trovano a dover rispondere davanti a un giudice anche se innocenti. Penso ai colleghi della sala operatoria, dei pronto soccorso, colleghi che somministrano chemioterapici, che lavorano con turni di 12 ore e con pochi riposi, ma anche tecnici di laboratorio, tecnici di radiologia, ecc. Però io sono un’idealista. Dividiamo i soldi, ma anche le responsabilità?

Ciò detto, mai mi sarei aspettata di scorgere la discriminazione, vale a dire che, in barba alle responsabilità, passano colleghi sulla base di valutazioni che mi sembrano discutibili. La mia aspirazione è veder rispettato il mio ruolo e la mia responsabilità, ma almeno che non venga discriminata. Il criterio di valutazione posto in essere, che vorrebbe essere interpretato come sistema premiante, di fatto è un criterio di erogazione a pioggia delle forme incentivanti, una sceneggiata.

Laura Rita Santoro
Coordinamento regionale Nursing Up Lazio