Nel capoluogo pugliese i tempi per un esame così importante sono ancora lunghi. Bene, invece, Taranto, Lecce e Acquaviva delle Fonti.

Nella sala d’attesa del reparto di Ginecologia oncologica del Policlinico di Bari (foto) si confrontano le ansie e le disperazioni. Nel naturale circuito di mutuo aiuto, ognuna porta la sua esperienza per accorciare i tempi e aumentare le speranze. «Prova a Napoli: l’esame è disponibile in tempo reale, anche se devi pagare pernottamento e trasferta per te e per l’accompagnatore», spiega una paziente col tumore ovarico che non può aspettare quattro mesi per una Pet. «Vado a Milano e faccio tutto lì», risponde un’altra dopo avere rifiutato a Bari la prima data utile per lo stesso esame a settembre.

«Le liste d’attesa sono un problema insopportabile», conferma Adele Leone, presidente barese dell’Alleanza contro il tumore ovarico (Acto), che raccoglie decine di segnalazioni e le trasforma nella comune battaglia di civiltà. Le liste d’attesa sono un disagio per tutti, insostenibile quando a prenotare la visita è un paziente oncologico, che avrebbe diritto a una corsia differente dal Cup, il Centro unico di prenotazioni. In Puglia succede a macchia di leopardo: nella neonata Rete oncologica ci sono territori come Taranto, Lecce e Acquaviva delle Fonti che hanno già reso funzionanti le equipe multidisciplinari che prendono in carico il paziente, lo orientano nelle cure e lo aiutano anche nelle pratiche burocratiche.

Policlinico e Asl di Bari, però, non sono ancora operativi. «Per aprile abbiamo autorizzato prestazioni aggiuntive e la Pet funziona tutti i pomeriggi e il sabato», garantisce Giovanni Migliore, direttore generale del Policlinico, che ha avviato un piano di reclutamento di nuovi tecnici e medici per far funzionare a tempo pieno le apparecchiature. Per capire il dramma dei pazienti oncologici bisogna leggere un codice: lo 048 dà diritto all’esenzione, dunque a ricevere gratuitamente tutte le prestazioni sanitarie legate alla malattia. Fino a tre mesi fa lo stesso codice non consentiva di saltare le liste d’attesa e obbligava comunque i malati di tumore a fare la spola tra Cup e reparti per conquistare una data utile per esami strumentali alle diagnosi e ai controlli come Pet e Tac.

Da inizio anno, in Puglia, è nata la Rete oncologica, per volontà politica del governatore Michele Emiliano e per obbligo di legge. «Siamo stati i primi al Sud – ricorda Giovanni Gorgoni, direttore generale dell’Ares (l’Agenzia regionale per la sanità) –. Siamo stati ambiziosi e abbiamo deciso di partire subito, pur consapevoli che non tutte le aziende ospedaliere erano pronte. Meglio avere inseguitori di buone pratiche che aspettare per anni».

Per seguire i pazienti oncologici e 22mila nuovi casi di tumori all’anno, in Puglia sono nati 18 Coro, i Centri di orientamento oncologico, ciascuno costituito da oncologo, psiconcologo, assistente sociale, funzionario amministrativo, infermiere e volontario. Ogni Coro garantisce – con un investimento pubblico di 300mila euro all’anno – la presa in carico totale del paziente, dalla prenotazione delle visite alle pratiche per l’invalidità.

«Nel 2018 sono stati eseguiti in Puglia 700 interventi chirurgici in più – assicura Gianmarco Surico, coordinatore della Rete –. Effettivamente la situazione adesso è diversa a seconda dei territori, visto che a Taranto hanno già fatto 300 prestazioni e altre 100 al “Miulli” di Acquaviva». Operativo anche il Coro di Lecce e dell’Oncologico di Bari, mentre non sono ancora a regime quello del Policlinico e della Asl di Bari (uno all’ospedale San Paolo e un altro a Molfetta).

Succede così che le pazienti seguite dalle strutture del capoluogo regionale debbano ancora affidarsi alle trasferte per ottenere una prestazione urgente in tempo reale. Le attrezzature non mancano. In Puglia ci sono, per esempio, sette Pet fra San Giovanni Rotondo, Foggia, Barletta, Bari, Brindisi, Taranto e Lecce. Una è in fase di assegnazione – dice Surico – per completare il fabbisogno. Anche il Policlinico ha la sua Ferrari, ma senza sufficienti piloti: nel reparto di Medicina nucleare è partita così la corsa a reclutare medici e tecnici specializzati.

La direzione generale ha autorizzato da aprile prestazioni aggiuntive per far fronte all’emergenza. «Sono stati assegnati nuovi tecnici, che stanno seguendo un programma di formazione non con consulenti esterni ma col personale interno – assicura il direttore Migliore –. L’obiettivo è raddoppiare l’offerta delle prestazioni nei prossimi sei mesi».

Redazione Nurse Times

Fonte: la Repubblica