Alcune applicazioni per smartphone consentono di monitorare il respiro e registrano il rumore prodotto durante il sonno. Ma esistono anche altri rimedi.

Non è sempre un male portare in camera da letto lo smartphone. Almeno non lo è per chi ha la brutta abitudine di russare e anche per chi è costretto, notte dopo notte, a sopportare. Perché lo smartphone potrebbe aiutare a capire la frequenza e la gravita del problema, oltre che contribuire a eliminare questi rumori. Uno studio condotto dal Master di II livello in Sindrome delle apnee del sonno dell’Università di Tor Vergata ha studiato quattro app utili ai russatori e a chi dorme con loro.

Si chiamano Snore lab, Sleep apnea auditor, Snore control e Apnea supervisor. Tutte riescono a monitorare il russamento e a effettuare delle statistiche. Alcune sono in grado di isolare i rumori dell’ambiente circostante e rilevano l’efficacia dei rimedi contro la difficoltà di respirazione. Sleep apnea auditor, per esempio, monitora il respiro durante il sonno, identificando i pattern tipici di chi soffre di apnee, ed eventualmente effettua una registrazione da far valutare in seguito ad uno specialista.

Il gruppo di ricerca ha individuato anche le migliori quattro app che stimolano la posizione del paziente: Snore 02, Anti snore solution, Apnea sleep assistant, Somno pose. Queste applicazioni sono in grado di analizzare il respiro e si utilizzano con l’ausilio di altri device, come cuscini e monitor indossabili. Nel caso della Apnea sleep assistant vengono percepiti i movimenti del paziente durante il son no. In particolare, se il paziente non sta dormendo su un fianco, il telefono inizia a vibrare per farlo spostare.

Si stima che la roncopatia cronica o russamento colpisca in Italia il 70% della popolazione sopra i 60 anni e il 30% sopra i 30. Il problema non risparmia nemmeno i piccoli, con una prevalenza del 3-12%. Il rumore è causato dalla vibrazione della mucosa delle alte vie aeree (naso, palato e gola), che hanno subito un restringimento. Nei bambini la causa più frequente è l’aumento del volume di tonsille e adenoidi, che in giovane età sono impegnate nella produzione di anticorpi. Ma ci sono anche condizioni temporanee che provocano il russamento, come la gravidanza o la menopausa, per colpa delle alterazioni ormonali che subisce la donna.

I fattori di rischio sono il sovrappeso, una dieta ricca di sale, l’abuso di alcol o di sedativi, così come il fumo di sigaretta e quello elettronico, perché provocano il rilassamento dei muscoli e modificano la qualità del sonno. Esistono tante strade per risolvere il problema. «In caso di ostruzione, occorre intervenire chirurgicamente», spiega Stefano Di Girolamo, ordinario e responsabile della Uosd di Otorinolaringoiatria del Policlinico Tor Vergata di Roma. Negli anni le tecniche sono migliorate, divenendo mininvasive. «In sala operatoria si compie una riduzione volumetrica dei turbinati e una correzione di anomalie strutturali del naso», dice Di Gi rolamo. Fra le varie procedure non chirurgiche c’è l’utilizzo, nel sonno, dei dispositivi, denominati mad, protesi che aumentano lo spazio del cavo orale.

Ma ci sono anche semplici consigli da seguire che possono aiutare a smettere di russare. Si raccomanda di bere un litro e mezzo al giorno di acqua; di tenere sotto controllo pressione, glicemia e colesterolo; di fare attività fisica; di dormire su un fianco; e anche di legare una pallina da tennis dietro la schiena al centro delle scapole per non consentire al corpo di dormire supini. Gli esperti raccomandano anche di fare attenzione alle misure del proprio corpo. La circonferenza della vita nella donna non deve superare gli 80 centimetri, mentre nell’uomo i 94 centimetri. La misura del collo negli uomini non deve essere sopra i 43 centimetri, nelle donne sopra i 41 centimetri.

Smettere di russare però non fa solo bene alla coppia. Quando le cause del russamento vengono trascurate il quadro clinico può peggiorare e portare a conseguenze serie. La respirazione durante il sonno, ad esempio, diviene ancora più difficile nel caso della cosiddetta sindrome da aumentata resi-stenza delle vie respiratorie superiori. I sintomi, oltre al rumore, sono i risvegli ripetuti, i microrisvegli e la frammentazione del sonno. «Gli intervalli non consentono un sonno profondo al paziente, che di giorno sarà stanco, farà fatica a concentrarsi e mostrerà nervosismo», dice Di Girolamo.

Conseguenza ancora più grave della roncopatia è la sindrome delle apnee ostruttive del sonno, che in Italia interessa 2 milioni di persone. Chi ne soffre, oltre a russare, durante il sonno interrompe il respiro e per pochi secondi va in apnea, per poi ricominciare a respirare. Grazie a quella pausa, scaturita dall’interruzione del passaggio di ossigeno, il cervello invia un segnale di risveglio. Con il tempo, questa frammentazione del sonno può provocare anche dei danni neurologici. La prima indicazione al paziente è il dimagrimento. Un dispositivo per migliorare il sonno è la Cpap, una maschera che aiuta la respirazione. Gli interventi chirurgici variano a seconda della sede dell’ostruzione, che può essere a livello del naso, del cavo orale, e dell’ipofaringe.

Redazione Nurse Times

Fonte: Il Messaggero