Il percorso formativo per diventare infermiere ha subìto innumerevoli mutazioni nel corso degli ultimi decenni. Siamo finalmente arrivati ad ottenere un corso di laurea per ottenere la qualifica di infermiere. Ogni professionista ha la possibilità di frequentare 2 ulteriori anni per ottenere la Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche oppure frequentare master di I o II livello.

Quest’oggi vorrei soffermarmi sull’analisi di una realtà attuale che profuma di antico ovvero la Scuola Universitaria per Infermiere “Suore della Misericordia“. Una sede laziale che per molti aspetti potrebbe risultare ancorata ad ideali passati ma che non molti conoscono realmente.

Le origini di questa scuola, oggi riconosciuta come università, sono molto antiche. Le Suore Ospedaliere della Misericordia accentuarono le loro sollecitazioni alle Autorità religiose e civili per ottenere il riconoscimento di una propria Scuola professionale presso l’Arciospedale romano del S.S. Salvatore ad Sancta Sanctorum, ora Azienda Ospedaliera San Giovanni-Addolorata, per la formazione di infermieri religiosi e successivamente aperta anche ai laici, che formati adeguatamente dal punto di vista tecnico-professionale lo erano altrettanto, dal punto di vista spirituale, affinché potessero svolgere i loro compiti assistenziali ricordando sempre di trattare i malati come persone bisognose di assistenza corporale e spirituale.

L’obiettivo che ha spinto in passato le suore fondatrici ad istituire la Scuola e che spinge tuttora le sorelle è rimasto sempre lo stesso: formare giovani infermieri preziosi collaboratori del medico, sempre pronti a prodigarsi dove c’è un dolore da lenire, dove c’è un infelice da confortare, dove c’è qualcuno che deve essere rispettato fino all’ultimo respiro della vita. Il filo conduttore della formazione è basato sull’insegnamento umano tecnico-professionale e, soprattutto, etico-morale, perché ogni infermiere è chiamato per vocazione al servizio della difesa e promozione della vita umana.

Di seguito riportiamo l’intervista rilasciata da Maria Rossi (nome di fantasia), studentessa del 3º anno di infermieristica presso questo ateneo.

Ciao Maria e grazie per il tempo dedicato a Nurse Times per questa intervista. Cosa ti ha spinto a frequentare infermieristica presso questa sede?

Sono siciliana e mi sono iscritta alla Scuola Universitaria per Infermiere “Suore della Misericordia” per un motivo prettamente pratico. Ho scelto questa sede per la vicinanza alla stazione in modo tale da essere abbastanza collegata. Poi ho scoperto di cosa si trattasse veramente e sono rimasta molto affascinata da questa realtà.

Esistono materie particolari o esami differenti presso la Scuola Universitaria per Infermiere “Suore della Misericordia rispetto ad una sede tradizionale?

Gli esami sono pressoché sovrapponibili ad eccezione degli esami di Teologia. Dobbiamo sostenere un esame riguardante la religione Cristiano-Cattolica ogni anno. Il docente è ovviamente un prete. La teologia e la fedeltà alla Chiesa rappresentano per l’infermiere delle condizioni e delle opportunità irrinunciabili per affrontare con rigore scientifico e apertura intellettuale sia la ricerca sia l’apprendimento in tutti i campi del sapere e in particolare rispetto alle grandi questioni del nostro tempo.

Il test d’ammissione contiene anche domande inerenti alla religione. Il battesimo è un requisito fondamentale per accedere al corso di studi. Non possedere gli altri sacramenti non rappresenta motivo di esclusione dal test.

Cosa hai potuto apprezzare del corso in questi 3 anni?

Le suore che mi hanno insegnato l’assistenza infermieristica generale sono state davvero amorevoli. Oltre a farmi amare le tecniche infermieristiche, le Suore Ospedaliere della Misericordia, mi hanno insegnato un livello umano che non puoi imparare nelle altre università.
Mi hanno spiegato nel dettaglio come stabilire un approccio empatico, aspetto che non deve essere assolutamente sottovalutato o trascurato da parte di un bravo infermiere.

L’ambiente religioso ha influenzato in qualche modo il tuo percorso di studi?

Il mio percorso universitario non ha subìto grosse variazioni rispetto a quello di uno studente iscritto ad un’università laica.
Le lezioni di religione occupano solamente la giornata di sabato. Negli altri giorni studiamo materie scientifiche come in qualsiasi altro ateneo.

Le docenti suore organizzano anche ritiri spirituali presso luoghi sacri invogliando molti studenti a prendere parte riconoscendo in cambio una giornata di tirocinio ospedaliero ai partecipanti.

Come si articola un ritiro spirituale?

Leggiamo una “Parola” generalmente tratta dal “Vangelo” e successivamente commentiamo quanto letto. Terminata la lettura tutto il gruppo mangia insieme. Dopo il pasto dedichiamo alcune ore ai giochi di gruppo: biliardino o partitelle di calcio.

Il velo è parte integrante della divisa universitaria?

Indossiamo il velo per i tirocini e per gli esami ma non lo consideriamo assolutamente un obbligo imposto. Si tratta di una nostra decisione, di una nostra volontà. Secondo il mio pensiero, chiunque si candidi per il test d’ammissione alla Scuola Universitaria per Infermiere “Suore della Misericordia” desidera portare il velo.

Come definiresti il tuo rapporto con le docenti Suore?

Il rapporto degli studenti con le suore docenti è davvero ottimo. Molto spesso il rapporto è amichevole. Lo studente viene considerato allo stesso livello di una suora. Molte ci concedono addirittura di “dare Loro del Tu”.

Alcune Suore docenti sono anche caposala all’ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, sede dei nostri tirocini clinici.

Ringraziamo Maria per la preziosa testimonianza. Sotto molti punti di vista questa realtà potrebbe sembrare ancorata a ideali remoti o addirittura giurassici. Tuttavia appare evidente come svariati studenti intervistatati apprezzino le attenzioni dedicate dalle suore nell’insegnamento del rapporto empatico con il paziente che, viene assistito sotto ogni punto di vista, dando particolare rilevanza anche alla sfera spirituale.

Simone Gussoni

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