In seguito al mio articolo Il tirocinio clinico degli studenti infermieri, ovvero a ‘scuola’ di demansionamento?, pubblicato qualche giorno fa, ho ricevuto moltissimi messaggi da parte di studenti infermieri del primo, secondo e terzo anno. Da tutta Italia. Messaggi che purtroppo confermano quanto ho denunciato, che sono pieni di frustrazione e che… mettono addosso veramente molta tristezza.

Ne esce fuori il ritratto di una facoltà, quella di Infermieristica, che fa “perdere l’entusiasmo agli studenti”… in quanto, oltre a sbattergli in faccia il fatto che l’infermiere faccia una vita per certi versi impossibile e abbia troppe responsabilità rispetto al trattamento economico ricevuto, li porta in realtà a diventare solo “un aiutante del medico… altro che professionisti!

Che poi ci siano anche degli infermieri radiati dall’albo (chissà per quale grave motivo…) ad insegnare loro come ‘saper essere’ e ‘saper fare’ l’infermiere… è una beffarda ciliegina sulla torta. Che non migliora di certo la credibilità di questa facoltà universitaria.

Una università che “non funziona e il cui percorso formativo porta i neolaureati ad entrare “in un mondo complesso senza avere la minima idea di quello che si deve fare. Anche perché sembra proprio che durante il tirocinio clinico gli studenti vengano impiegati anche e soprattutto come pura e semplice manovalanza: prima il giro letti, le cure igieniche e poi tutto il resto… sempre che rimanga del tempo utile. E questo ogni santo giorno.

E poi… empatia e rispetto. Concetti basilari, per chi vuole sperare di aiutare qualcuno. Che però non sembrano esistere in molte facoltà di infermieristica… È capitato anche a me, infatti, di assistere all’indecente spettacolo di professori ‘sbragati’ in posizioni scomposte sulle sedie della facoltà, quasi fossero sul divano di casa loro, sfumacchianti senza alcun ritegno e senza rispetto per le vie aeree altrui e per il luogo pubblico. Durante gli esami, per giunta! Davvero degli ottimi esempi da seguire…

E poi c’è il problema delle ore di tirocinio, che vengono ‘regalate’ o meglio ‘vendute’ per attività molto lontane dall’essere utili alla formazione degli studenti. Dove chi conosce la persona più influente o si fa gli amici più importanti… completa il tirocinio prima degli altri senza mai aver visto una corsia d’ospedale.

E poi ci sono le frustrazioni tipiche dei giovani italiani. Quelle per cui, a un certo punto della propria vita, ci si rende conto di vivere in un paese dove la meritocrazia non esiste, dove il proprio impegno è uno sforzo pressoché inutile in quanto niente serve a niente se si è “figlia di nessuno”.

E poi ecco che ritorna il demansionamento, cui gli studenti sono ‘addestrati’ a dovere sin dal tirocinio clinico, senza alcun vero controllo. Un demansionamento inculcato nella testa dei giovani come pura e semplice normalità, da parte delle vecchie leve. Che si lasciano anche andare, senza incorrere in alcun problema, a devastanti massime filosofiche da vecchia scuola infermieri come: Voi siete solo ALLIEVI e in quanto tali dovete soffrire per imparare il MESTIERE”….

Come si può crescere se chi insegna ai nostri studenti è indissolubilmente legato a figure arcaiche (che purtroppo avevano il nostro stesso nome! Infermieri!) che non dovrebbero più esistere?! “Allievi… Mestiere… soffrire”. Come può evolvere, la nostra professione, se chi deve contribuire a formare i nostri ragazzi non sa neanche di che cosa parla?!

E nel tempo, come ho denunciato nel mio articolo (VEDI), avviene purtroppo la metamorfosi tanto temuta: gli studenti, rassegnati alla realtà descritta loro dai ‘vecchi’ operatori sanitari, senza tutele e senza più stimoli, si trasformano in futuri ‘professionisti inconsapevoli’. Ovvero iniziano a ragionare come gli infermieri di 30-40 anni fa. Sono pronti ad essere schiaffeggiati, sfruttati e demansionati nel mondo del lavoro attuale. Non leggono, non scrivono, non si aggiornano, non ricercano, eseguono ordini e soprattutto… non si fanno più alcuna domanda.

Un quadro veramente preoccupante… che dovrebbe far riflettere e magari agire chi di dovere. Anche perché le balle come “il giro letti è fondamentale per valutare lo stato della cute dei pazienti”… non reggono più oramai da parecchi anni.

Alessio Biondino

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