Un progetto ambizioso e variegato, quello partito il 23 settembre scorso. Ne abbiamo parlato col presidente Roberto Romano.

Lo scorso 23 settembre ha visto ufficialmente la luce la Società italiana infermieri emergenza territoriale (Siiet). In realtà non si tratta di una novità assoluta nel panorama dell’associazionismo infermieristico, come spiega il presidente e fondatore Roberto Romano (foto), da noi raggiunto telefonicamente: «È un progetto partito da lontano, da un contesto regionale. Nacque infatti anni orsono, sotto forma di spontanea aggregazione tra colleghi che si riunivano per discutere di tematiche professionali. Ben presto cominciammo a confrontarci con Ordini provinciali degli infermieri, organizzazioni sindacali e interlocutori politici, divenendo per loro un punto di riferimento. La mancanza di una solida struttura, però, portò quell’esperienza ad assopirsi pian piano».

Finché, un giorno, la bella addormentata si svegliò: «Qualche mese fa abbiamo deciso di rimettere in piedi l’iniziativa, ma con presupposti diversi. Innanzitutto bisognava conferirle una struttura giuridica, creando un’associazione vera e propria, ad ampio respiro, capace di fare rete sull’intero territorio nazionale. In tal senso i primi riscontri non mancano: ci stanno contattando colleghi da tutta Italia per costituire nuclei regionali che noi coordineremo, dando vita a un’unica voce infermieristica nel campo dell’emergenza territoriale».

Fare sistema, insomma. È questo il mantra che Romano ama ripetere: «Sì, perché in Italia esistono troppi modelli infermieristici, differenti non solo da regione a regione, ma addirittura da provincia a provincia. Il modello, invece, deve essere uno solo. Vogliamo che l’infermiere dell’emergenza diventi la giusta risposta a un livello medio di assistenza, unico per tutto il Paese. Le nostre competenze sono ormai molto elevate e vanno utilizzate bene, pur senza dare luogo a una sovrapposizione di ruoli: medico e infermiere restano figure distinte, che tuttavia appartengono a un sistema integrato. Non c’è motivo di pestarsi i pedi: possiamo far parte di un unico coro e contribuire, ciascuno con la propria voce, a renderlo più intonato».

Torna la metafora della voce, dunque. Una voce, quella della Siiet, che aspira a farsi sentire e riconoscere, ad avere un peso importante: «Proprio così. Intendiamo portare la nostra voce là dove si decide, dando un contributo alle politiche sanitarie. Dobbiamo perciò continuare a interfacciarci con Opi, sindacati ed esponenti politici per indirizzare il loro lavoro. Ma dobbiamo entrare in contatto anche con altre realtà di associazionismo professionale. E con la Fnopi, naturalmente. Anzi, con la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche abbiamo già intavolato un dialogo, e la presidente Mangiacavalli ci ha accordato il suo benevolo assenso».

La strada è tracciata, le idee sono chiare e l’entusiasmo non manca. Uno dei prossimi step, dopo aver avviato le pratiche per accettare le iscrizioni, consiste nel dare vita a un programma di formazione professionale: «A breve comporremo il comitato scientifico, che accoglierà numerosi colleghi esperti nella ricerca. Perché la nostra è anche una società scientifica, intenzionata a produrre contributi formativi di qualità, da condividere con gli iscritti attraverso corsi accreditati Ecm. Per intraprendere questo percorso saranno preziose le indicazioni provenienti dai nuclei regionali, di cui terremo sempre conto. Insomma, il progetto, nell’insieme, risulta molto complesso, ma i tempi erano maturi per farlo partire. E posso assicurare che lo porteremo avanti col massimo impegno».

Redazione Nurse Times