È stato pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology uno studio che andrebbe a  descrivere in maniera inequivocabile i fattori che comportano la morte cardiaca improvvisa nei soggetti affetti da malattia di Brugada

Si ricorda che il decesso si manifesta a causa di aritmie fatali che colpiscono in prevalenza soggetti giovani “apparentemente” sani.

Sino a ad oggi la Sindrome di Brugada era considerata una patologia dei canali ionici limitata al ventricolo destro del cuore che determinava alterazioni fatali della contrattilità miocardica, rendendo di conseguenza insufficiente l’attività di pompa cardiaca.

Con lo studio è stato possibile dimostrare, mediante mappatura delle aree elettricamente atipiche, una flogosi locale proporzionale all’area patologica.

L’analisi delle aree elettricamente anomale è stata possibile grazie ad esame bioptico del tessuto cardiaco interessato.

Lo studio aprirebbe una finestra interventistica sui soggetti che una volta individuati, mediante l’esame elettro-anatomico suddetto e  di prelievo di tessuto miocardico con un elettrocardiogramma diagnostico, verrebbero candidati all’impianto di un defibrillatore che ne prevenga aritmie fatali e potenziale decesso.

L’aspetto preventivo da realizzare grazie alla scoperta degli studiosi italiani potrebbe associarsi ad una strategia terapeutica statunitense, che prevede la somministrazione di terapia cortisonica con l’obiettivo di sfiammare l’area sede del problema.

Dall’Italia arriva la proposta di cauterizzare la sede elettricamente anomala, ma, attualmente, si sta lavorando per cercare una soluzione universalmente condivisibile dalla comunità scientifica esperta in materia.

I detentori dello studi finanziato dalla Fondazione Telethon sono i medici specialisti in Cardiologia del Dipartimento Cardioneurovascolare della Ausl  Toscana Sudest di Arezzo(in collaborazione con Antonio Oliva dell’Università Cattolica di Roma e con Ramon Brugada della Università di Girona in Spagna)

Ecco alcune tipologie elettrocardiografiche relative alla Sindrome descritta

CALABRESE Michele