Telemedicina: meno accessi in Pronto Soccorso e risparmi ingenti?

In Lombardia, con l’obiettivo di abbattere i costi sanitari e di migliorare l’assistenza ai malati “cronici”, si stanno sperimentando da tempo i servizi di Telemedicina e Telemonitoraggio.

In Lombardia, con l’obiettivo di abbattere i costi sanitari e di migliorare l’assistenza ai malati “cronici”, si stanno sperimentando da tempo i servizi di Telemedicina e Telemonitoraggio.

Presa Diretta (Rai3), in uno dei suoi recenti servizi, ha affrontato approfonditamente la questione.

Siamo uno dei paesi più vecchi d’Europa, è purtroppo un dato di fatto.

La popolazione sopra i 60 anni, infatti, dalle nostre parti sforerà la soglia del 35% entro il 2050!

Ma questo è niente…perché abbiamo anche il primato europeo per i “nonni” che superano gli 80 anni. Un paese di vecchi.

E, come è giusto che sia, con l’innalzamento dell’età media aumentano anche le malattie… in particolar modo quelle croniche, che rappresentano una grossa spesa per il nostro SSN, che sono in costante aumento e che minano la sostenibilità dell’attuale organizzazione del nostro SSN.

Giulio Gallera, assessore della Sanità in Regione Lombardia; ha dichiarato a Presa Diretta (Rai3) che: “il 70% delle risorse è utilizzato dal 30% di persone che accedono al sistema sanitario che sono i cosiddetti ‘cronici’”.

Ma non solo…perché oltre al problema economico, c’è anche quello della totale insufficienza della rete di cure territoriali, che causa un’autentica invasione di anziani e malati cronici nei nostri Pronto Soccorso; DEA che non riescono proprio più a smaltire la grande mole di lavoro (che spesso poco ha a che fare con reali situazioni di urgenza/emergenza) e che si ritrovano ad ingolfarsi fino a livelli inverosimili e indegni di un paese moderno e civile (VEDI).

Al Niguarda di Milano, uno degli ospedali più importanti della Regione Lombardia e sicuro centro di riferimento per le emergenze (90.000 accessi in Pronto Soccorso ogni anno), per evitare la paralisi hanno deciso di gestire le situazioni croniche direttamente dal domicilio del paziente. Come?

Con i servizi di Telemedicina e Telemonitoraggio, che possono realmente ridurre all’osso gli accessi dei malati cronici in ospedale e che si stanno sperimentando in diverse realtà lombarde, con l’obiettivo di portarle a regime entro la fine del 2017.

Ma cosa sono questi servizi innovativi, ancora poco conosciuti e sviluppati in Italia?

Lo ha spiegato recentemente ai microfoni di Presa Diretta Giovanni Sesan, direttore della centrale operativa del 118: il paziente viene monitorizzato, sia con delle immagini visive, sia con dei dati che vengono teletrasmessi alla centrale operativa 118 in questa fase sperimentale.

La cosa fondamentale è che il medico, da remoto, quindi dall’ospedale, riesce a fare una diagnosi e a valutare quindi il paziente se deve ricorrere alle cure del Pronto Soccorso oppure se può essere gestito tranquillamente a casa.

È un guadagno importante di tempo oltre che una gestione delle risorse molto più oculata”.

E… i medici di base?

Sono esclusi da questo esperimento innovativo che ‘connette’ territorio ed ospedale? Certo che no… anzi, si potrebbe dire che la Telemedicina cominci proprio da loro.

E a spiegarlo alla nota trasmissione di Rai3 è il dott. Mario Sorlini, che ha creato una cooperativa di medici che cura e monitora i malati cronici proprio col servizio di Telemedicina: il medico e il paziente concordano un piano di cura annuale

”.

Il paziente così “esegue con cadenza che il medico decide un esame di Telemedicina. Per esempio, i più frequenti sono l’elettrocardiogramma e la spirometria. Significa che il paziente li esegue nello studio del medico e in tempo di 10 minuti o un quarto d’ora abbiamo la risposta”.

E…gli infermieri? Nel nuovo ‘sistema’ di Telemedicina e Telemonitoraggio i professionisti infermieri avrebbero, molto probabilmente, un ruolo fondamentale.

Un chiaro esempio è dato dalla cardiochirurgia del Niguarda, che si è organizzata per seguire a casa i pazienti dimessi a seguito di un ricovero per scompenso cardiaco.

Dal 2007, infatti, gli infermieri dell’Unità Operativa si mantengono in contatto costante per sei mesi, via telefono e via web (con registrazioni del proprio tracciato ECG, parametri vitali aggiornati in tempo reale, ecc.), con le persone dimesse così da individuare precocemente eventuali segni o sintomi iniziali di scompenso e di evitare ‘falsi allarmi’, che spesso danno luogo a un numero importante di nuovi ricoveri.

Molti meno accessi in Pronto Soccorso, risparmio economico ingente e l’importante coinvolgimento del medico di base, quindi.

E non solo: l’Unione Europea sta investendo tanto sulla Telemedicina. C’è un vantaggio per il benessere delle persone. Se riusciamo a mantenere stabili il più a lungo possibile questi pazienti loro staranno meglio. C’è un vantaggio per le aziende, perché l’innovazione e la crescita delle aziende è comunque un vantaggio per il paese, ha affermato Maria Romano, responsabile di ricerca a marketing di Telbios, società di Milano che si occupa di gestire il Telemonitoraggio.

Ma allora perché questo sistema, qui da noi, stenta a decollare?

Tempo fa, in occasione della mia intervista al TG5 (VEDI) scaturita in seguito ad un nostro articolo (VEDI), anche noi avevamo suggerito, vista l’impossibilità di mantenere il ‘sistema’ di assistenza ad alta intensità (pazienti tracheostomizzati e ventilati meccanicamente h24) laziale, di potenziare i servizi di Telemedicina e Telesoccorso cercando di ridurre le ore di assistenza/vigilanza/badanza a domicilio da parte di infermieri (che spesso si ritrovano a domicilio del paziente per effettuare turni di 12/14 ore).

Da allora nulla è cambiato. Anche e soprattutto perché manca ancora un quadro regolatorio sulla Telemedicina, in Italia, sia a livello regionale sia nazionale.

Che poi l’attuale sistema, dispendioso e oramai non più sostenibile, forse convenga a qualcuno i cui interessi verrebbero oltre modo minacciati da tale innovazione… è un altro discorso.

VEDI INCHIESTA DI PRESA DIRETTA: “TELEMEDICINA”

Alessio Biondino

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