Trento, infermiere di famiglia in rampa di lancio

La Provincia autonoma, nel contesto di un potenziamento della rete assistenziale territoriale, intende valorizzare la nuova figura. Valorizzare la nuova figura dell’infermiere di famiglia e comunitĂ ,…

La Provincia autonoma, nel contesto di un potenziamento della rete assistenziale territoriale, intende valorizzare la nuova figura.

Valorizzare la nuova figura dell’infermiere di famiglia e comunità, mettendola in coordinamento con le altre professioni (in particolare con il medico di medicina generale), lavorare sull’appropriatezza della professione di infermiere (ruolo chiave all’interno del Sistema sanitario, ancor più in questo periodo) e individuare progettualità sulle quali l’infermiere possa lavorare per agevolare alcuni settori.

Queste le tematiche al centro del primo incontro del tavolo di lavoro che ha coinvolto l’assessore provinciale alla Salute di Trento, Stefania Segnana, il dirigente generale del Dipartimento, Giancarlo Ruscitti, il direttore generale facente funzioni dell’Azienda sanitaria, Pier Paolo Benetollo, il direttore del Dipartimento di Prevenzione, Antonio Ferro, e il presidente di Opi Trento, Daniel Pedrotti.

L’incontro ha preso le mosse dal Piano di potenziamento e riorganizzazione della rete assistenziale territoriale della Provincia, che prevede una spesa annua stimata in oltre 13 milioni di euro, approvato alcuni giorni fa dall’esecutivo provinciale. Tale strumento prevede inoltre l’assunzione a tempo indeterminato di una sessantina di figure fra infermieri, medici e altro personale, nonché assunzioni a tempo determinato, per implementare il sistema di accertamento diagnostico, di monitoraggio e sorveglianza non solo della circolazione del coronavirus, ma anche dei casi confermati e dei loro contatti.

In tale contesto l’infermiere di famiglia avrà il compito di supportare l’assistenza domiciliare e di diventare progressivamente uno dei referenti della comunità, laddove è chiamato ad operare. A margine dell’incontro si è anche valutata la possibilità di coinvolgere, più in generale, la professione infermieristica per effettuare i test antigenici rapidi su soggetti sintomatici, specie in età scolare, che consentono di dare risposte estremamente veloci sulla positività o meno al Covid-19.

Redazione Nurse Times

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