È sopravvissuto per oltre 13 anni con un macchinario per dialisi che si è costruito da solo in casa. È la storia di Hu Songwen, un uomo cinese di 43 anni che, nel corso dei propri studi universitari per diventare meteorologo, è andato incontro ad un’insufficienza renale che lo ha costretto a sottoporsi ogni due giorni al trattamento dialitico in ospedale.

La diagnosi venne fatta nel 1993, ed inizialmente lo studente universitario tentò di seguire i trattamenti tradizionali, rivelatisi però troppo costosi. Per i primi sei anni pagò quasi 60 euro per ogni accesso in ospedale, dilapidando gli interi risparmi della propria famiglia.

Nel 1999 ha pertanto deciso di progettare e realizzare la propria macchina di dialisi, utilizzando degli utensili da cucina, parti di dispositivi medici usati ed un manuale di istruzioni.

“Avendo conseguito il diploma di maturità ed essendo in grado di comprendere i principi generali della dialisi e riuscendo ad interpretare il manuale di istruzioni di un dispositivo esistente, non dovrebbero esserci problemi nel mio progetto”, ha spiegato al giornale Southern Weekly.

Secondo i dati divulgati dal ministero della salute cinese, gli elevati costi per la dialisi a carico della famiglia consentono a meno del 10% dei pazienti di sottoporsi regolarmente al trattamento dialitico in ospedale.

Hu spiegò che il maggior esborso economico fu conseguente all’acquisto di una pompa utilizzata per filtrare il sangue, costata circa 600 euro. Con il suo sistema, ogni trattamento domiciliare costa meno di 7 euro per i farmaci necessari ed i materiali di consumo. La madre 81enne con la quale convive lo assiste durante le sedute dialitiche nel proprio domicilio.

“La parte più importante dell’intero macchinario è proprio il filtro, e posso utilizzarlo fino ad otto volte consecutive. Un filtro nuovo costa poco più di 10 euro, mentre un macchinario professionale può costare migliaia di euro”.

Divenne famoso per aver postato un video del proprio dispositivo su internet, dopo aver scoperto che una nuova polizza assicurativa sanitaria avrebbe coperto buona parte delle spese relative alla sua patologia renale.

Con le nuove condizioni, Hu avrebbe dovuto pagare all’incirca la stessa cifra necessaria per il trattamento con il macchinario da lui stesso inventato. Considerando la distanza dell’ospedale dalla propria abitazione, l’uomo preferì continuare alla vecchia maniera.

“Quando ho raccontato ai medici cosa stessi facendo in casa, dissero che fossi completamente pazzo”.

Simone Gussoni

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