Una notizia piuttosto interessante, viste le continue diatribe social tra professionisti sanitari pro e contro vaccini, arriva dal Texas (USA): un’infermiera ‘no vax’ è stata sospesa dal servizio. E indovinate un po’? La causa di questo suo allontanamento dal posto di lavoro è stata proprio la sua discutibile attività sui social network.

Sotto accusa un post in particolare, in cui la sanitaria aveva dichiarato che stava pensando di passare un tampone sulla bocca di un piccolo paziente colpito gravemente dal morbillo (e ricoverato nell’ospedale in cui lei lavora, il Texas Children’s Hospital di Houston), per trasmettere la malattia al figlio 13enne. Così da ‘immunizzarlo’.

La ‘geniale’ idea è stata postata in un gruppo critico verso le iniezioni scudo di nome ‘Proud Parents of Unvaccinated Children – Texas’ (genitori orgogliosi di bambini non vaccinati…), e all’inizio appariva come una lunga riflessione sulla gravità dei sintomi del morbillo: “Questa settimana ho visto il morbillo per la prima volta nella mia carriera, come la maggior parte dei miei colleghi e dei medici dell’emergenza. E’ stato terribile. Il bambino stava molto male, abbastanza da essere ricoverato nel reparto di terapia intensiva. Non lo potevi toccare senza che gemesse per il dolore”.

Ma nonostante tutto questo, l’infermiera proprio non ha pensato di rivedere la propria posizione intransigente sui vaccini. Anzi, lo specifica chiaramente: “Non lo farò mai, ma volevo condividere la mia esperienza”. E poi è arrivato il totale tracollo scientifico e professionale, in cui ha spiegato di voler esporre suo figlio al virus.

Quindi, come riportato da diversi media internazionali e dall’AdnKronos, l’ospedale ha avviato un’indagine e lo scorso venerdì ha sospeso la sanitaria, allontanandola dai pazienti.

La struttura, con un’email al ‘Daily Mail’ online, ha dichiarato di prendere la cosa molto seriamente e di aver avviato “un’indagine approfondita”.

E da noi? Avviene lo stesso, qui nel bel paese? Dove tutti, in sanità, vogliono starsene beati col deretano su una poltrona e con la testa ben nascosta sotto alla sabbia?

Visti i continui ‘peti intellettuali’ social di molti infermieri, palesemente contro i vaccini e contro la scienza ufficiale, ignorati dai rispettivi Ordini professionali e perciò liberi di disinformare assai pericolosamente i cittadini, sembra proprio di no.

Eppure qui non si tratta di libertà di opinione o di espressione… Perché come ha recentemente sottolineato un notissimo divulgatore scientifico (VEDI), la scienza non è e non può essere democratica.

Ricordiamo ai professionisti italiani un tantino ‘distratti’, che spesso si abbandonano sui social a divagazioni assai poco scientifiche nel goffo tentativo di difendere le molte castronerie ‘no vax’, che l’infermiere è un educatore sanitario (decreto 739 del 1994) e che “riconosce il valore della ricerca, della sperimentazione clinica e assistenziale per l’evoluzione delle conoscenze e per i benefici sull’assistito” (art. 12 del Codice Deontologico).

“INFERMIERE NO VAX” è pertanto un ossimoro. Una contraddizione. Un qualcosa che non ha ragion d’essere. Che mina nelle sue fondamenta il ruolo e la credibilità del professionista sanitario infermiere. E che può, pertanto, essere segnalato all’Ordine professionale.

Alessio Biondino