Casi speculari a Forlì e Pistoia. I giudici applicano la legge sulla profilassi obbligatoria.

Quando la guerra scoppia in famiglia, tra un genitore no vax e l’altro determinato a vaccinare il bambino, è il giudice a decidere. E il giudice applica la legge. È successo in due casi speculari a Forlì e Pistoia, dove i rispettivi tribunali hanno stabilito l’obbligo di somministrare la vaccinazione ai figli delle due coppie.

La prima vicenda ha come teatro la città romagnola e come protagonisti due genitori separati, entrambi 44enni, con un bambino di quattro anni in affidamento condiviso. Una separazione, la loro, che fino a qualche anno fa non aveva avuto conseguenze sul modo di affrontare le questioni di salute del piccolo. La coppia, infatti, era inizialmente d’accordo sul fatto che il bambino non sarebbe stato vaccinato fino al compimento del secondo anno d’età. Poi, però, è arrivato il momento dell’iscrizione alla scuola dell’infanzia, e le opinioni hanno cominciato a divergere: il padre era favorevole alla profilassi, mentre la madre continuava a essere contraria.

Lui ha cercato in ogni modo di convincerla, ma la donna è stata irremovibile: sentiva di non aver avuto risposte soddisfacenti in merito alla “certezza clinica che i vaccini non avessero controindicazioni o effetti collaterali”. E così all’altro genitore non è rimasto che rivolgersi alla magistratura, chiedendo l’applicazione della Legge 119 del 2017 sull’obbligatorietà della profilassi. La sentenza ha imposto l’esecuzione di tutte le vaccinazioni obbligatorie e dei richiami, affidando al padre la gestione della questione. Non risulta che il provvedimento sia stato impugnato: al bambino è già stato somministrato il primo vaccino.

A Pistoia, invece, è stato il padre a rifiutarsi di sottoporre i due figli a profilassi. In questo caso il tribunale è intervenuto su richiesta della madre, dopo mesi di litigi fra l’uomo e la compagna, decidendo che i bambini andavano vaccinati anche senza il consenso del genitore. Nel provvedimento che dispone la vaccinazione il giudice ha chiamato in causa la Costituzione, ricordando che “i medici, quando pongono l’attenzione su vaccinazioni di consistente impatto nei minori, fanno quello che la Costituzione ha previsto per la nostra società: vale a dire garantire la salute per tutti i cittadini”. Durante l’udienza il padre aveva dichiarato di essere d’accordo riguardo ai richiami dei vaccini obbligatori, ritenendoli però inutili qualora il figlio fosse ancora coperto, e si era opposto alla vaccinazione facoltativa contro il papilloma virus.

Redazione Nurse Times

Fonte: La Stampa