Negli ultimi diciotto anni lo studio dell’insuccesso accademico ha riscosso grande attenzione a livello internazionale a causa dei tassi di perdita studentesca molto elevati e per le conseguenze che il fenomeno ha avuto e ha tuttora sugli studenti, sulle famiglie e sull’università.

Le numerose ricerche condotte sono state effettuate per comprendere le cause del fenomeno con l’attenzione rivolta a comprendere in particolare i determinanti dell’insuccesso piuttosto che del successo accademico.

L’insuccesso accademico può venir definito come il numero di studenti che alla fine dei tre anni di corso previsti per il raggiungimento della laurea non riesce ad ottenere i 180 crediti universitari.
Il successo accademico, invece, è il lato opposto della stessa medaglia in quanto la sua definizione dipende direttamente dall’insuccesso.

Tra i fattori determinanti l’esito accademico in letteratura si riscontrano:

  • l’età, per la quale gli studenti sopra i 26 anni sono più predisposti ad un esito accademico di successo;
  • il genere femminile è più predisposto allo studio e quindi al successo accademico;
  • l’attività lavorativa, secondo tutti gli studiosi, è determinata da un valore soglia di 16 ore settimanali oltre le quali vi è una maggiore difficoltà nel riuscire a conciliare lo studio con il lavoro e con un conseguente esito accademico più sfavorevole;
  • lo stress, che dipende dagli esami e dalla frequenza obbligatoria e anche dall’esperienza di tirocinio che gli studenti possono dover vivere;
  • il tirocinio, che può diventare motivo di abbandono universitario soprattutto nel dover far fronte a quella che è la sofferenza e la malattia umana; diventa prioritario in questo caso il tutorato proprio per preparare gli studenti a venire in contatto con tale realtà;
  • le motivazioni all’iscrizione sono correlate a quelle che sono le esperienze di vita degli studenti e diventano incisive per determinarne poi l’andamento accademico;
  • il test di ammissione e la posizione ottenuta nella graduatoria possono essere predittive di quello che può essere il successo o l’insuccesso accademico dello studente.

Le fonti disponibili in letteratura hanno permesso di avere chiaro il profilo dello studente a rischio di insuccesso accademico ma ben poco si sa a riguardo di quelle che sono le strategie attuate dagli studenti che invece ottengono il successo accademico: pertanto, conoscere i tratti delle strategie attuate da questa tipologia di studenti diventa fondamentale per poter proporre delle alternative a coloro che sono a rischio di insuccesso.
Come si può tracciare l’esperienza degli studenti infermieri di successo rispetto al percorso accademico e quali possono essere le strategie migliori? Cerchiamo di analizzare i punti salienti.

La motivazione principale che spinge uno studente di infermieristica all’iscrizione è senza dubbio la speranza di trovare un lavoro in modo da raggiungere il più presto possibile l’indipendenza.

Nonostante ciò, la scelta viene il più delle volte stimolata dall’interesse verso l’ambito sanitario, la volontà di essere d’aiuto per il prossimo, il fascino derivante da questa professione che spesso deriva dall’impossibilità di iniziare gli studi in medicina: infatti, al momento dell’iscrizione sembra emergere che la gran parte degli studenti non abbia un’idea chiara in quella che consiste la professione infermieristica, anzi nella maggior parte dei casi si ritiene che l’infermiere sia un tecnico, un ”praticone” piuttosto che un vero professionista con un suo preciso ruolo nell’assistenza, anche se scoprire in cosa consiste effettivamente l’infermieristica non sembra modificare la volontà di continuare gli studi, al contrario questo non può che incrementare l’interesse nel settore.

Ben pochi, invece, sono gli studenti che hanno un’idea più chiara sulla professione al momento dell’iscrizione e questo si può ricollegare a precedenti esperienze lavorative in collaborazione con gli infermieri o alla conoscenza di persone e di familiari che lavorano in ambito sanitario.


I fattori che determinano il successo accademico sono un mix perfetto di incastri perfetti e quelli che contribuiscono al successo sono tanti e di varia natura, tra cui:

  • il metodo di studio;
  • il rapporto con i compagni di corso;
  • seguire le lezioni, condividere gli appunti con i colleghi e organizzare gruppi studio prima degli esami;
  • la volontà di concludere gli studi;
  • la passione e la determinazione;
  • la fiducia in sè stessi;
  • la volontà di raggiungere l’indipendenza.

Anche l’esperienza del tirocinio viene vista da un lato come la possibilità di unire la teoria e la pratica, un momento in cui si conferma la propria scelta professionale, ma dall’altra anche la possibilità di entrare in rapporto con la sofferenza degli assistiti e di migliorare la propria capacità relazionale, determinare una crescita personale e rinforzare la volontà di continuare gli studi poichè lo studente si ritrova dal non avere nessuna responsabilità al doversi occupare della vita di una persona.

Fondamentale poi nel tirocinio risulta anche il rapporto con il tutor clinico che aiuta a superare i pregiudizi, e anche laddove questo rapporto sia di accezione negativa o di conflitto può diventare un momento di crescita o di consapevolezza di non voler diventare quella tipologia di infermiere in futuro.

Le relazioni più significative che supportano lo studente sono certamente quelle caratterizzate da parenti, amici e fidanzati durante l’intero percorso di laurea ma d’impatto risultano anche le relazioni create con i compagni di corso e i tutor clinici che possono creare momenti di confronto e far crescere amicizie anche al di fuori del percorso formativo.

Alla luce di questa analisi e dai dati che la letteratura fornisce per favorire il successo accademico appare essenziale il ruolo dei tutor clinici e didattici nel mantenere motivati gli studenti infermieri stimolandoli durante il percorso intrapreso a raggiungere l’obiettivo prefissato e nel promuovere lo sviluppo di relazioni e di collaborazioni soprattutto durante il periodo di tirocinio al fine di sostenerli nel momento più complesso da affrontare nell’arco di tutti e tre gli anni: il contatto con la sofferenza umana.

Un aspetto emerge ancora da affinare: come si può aumentare e migliorare la divulgazione e la conoscenza di quelli che sono gli obiettivi, la struttura e gli aspetti del corso di laurea di Infermieristica?

Le attività di orientamento offerte agli studenti prima dell’iscrizione sono finora scarse e dagli opuscoli forniti dalle università non è ben chiarita la realtà e l’esperienza infermieristica in quanto viene descritta soltanto come una laurea triennale dell’area medica senza fornire una descrizione più ampia di quella che è la figura professionale nel contesto sanitario.

Come colmare allora questa imperfezione?

La soluzione potrebbe essere quella di offrire all’infermiere il ruolo di divulgatore che possa risolvere i dubbi e portare agli studenti al momento degli orientamenti, degli open day e degli incontri nelle scuole superiori la sua esperienza professionale e chiarire la vera realtà infermieristica.

Anna Arnone

Sitografia:

www.ipasvi.it