Formazione sanitaria nelle scuole: il primo soccorso non è mai stato così spaventoso

In numerosi Stati dell'Unione Europea è ormai consolidata la formazione sanitaria rivolta alla popolazione. Ora è il momento dell'Italia. “Nelle scuole secondarie di primo e…

In numerosi Stati dell’Unione Europea è ormai consolidata la formazione sanitaria rivolta alla popolazione. Ora è il momento dell’Italia.

“Nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado sono realizzate, nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, iniziative di formazione rivolte agli studenti, per promuovere la conoscenza delle tecniche di primo soccorso, nel rispetto dell’autonomia scolastica, anche in collaborazione con il servizio di emergenza territoriale 118 del Servizio sanitario nazionale e con il contributo delle realtà del territorio”.

Sono queste le parole, riportate nella L. 107 del 13 luglio 2015, art.1 comma 10, che hanno lanciato un paio d’anni fa l’inizio del percorso formativo per le studentesse e gli studenti “Primo soccorso a scuola”. L’iniziativa è stata istituita dal MIUR, con la partecipazione del ministero della Salute e di svariati esperti del settore. Alla definizione delle Linee guida, presentate in data 7 novembre 2017, ha fatto seguito una sperimentazione che ha visto coinvolte 13 provincie italiane: Trieste, Padova, Sondrio, Savona, Macerata, Perugia, Pistoia, Latina, Campobasso, Salerno, Taranto, Vibo Valentia, e Sassari. Per ogni provincia sono stati selezionati gli istituti scolastici e le classi destinatarie della formazione.

Attualmente la sperimentazione è ancora in corso e prevede l’erogazione della formazione in 14 classi: 2 classi seconde, 2 classi quinte della scuola primaria; 2 classi prime e 2 classi seconde della scuola secondaria di primo grado; 2 classi seconde, 2 classi quarte e 2 classi quinte della scuola secondaria di secondo grado, per un totale di circa 4.500 studentesse e studenti, che saranno coinvolti in due mesi di corsi teorici e pratici. Presso ciascun tavolo è in atto un monitoraggio delle iniziative in essere sul territorio.

Nell’ambito del progetto e a supporto del percorso formativo è stato predisposto un portale (in fase di costruzione). Il portale (www.primosoccorsoascuola.it) è costituito da un settore ad accesso libero e un settore ad accesso riservato, nel quale è possibile consultare il materiale didattico, l’elenco degli operatori della formazione e le scuole partecipanti. Inoltre consente di prendere parte al forum di discussione e di compilare i questionari di monitoraggio, una volta conclusa la sperimentazione. Al termine della sperimentazione, dopo la presentazione dei report territoriali alla cabina di regia nazionale, verrà definito il programma formativo per l’avvio del progetto nel prossimo anno scolastico 2018/2019, che sarà progressivamente esteso a tutto il territorio nazionale, tenendo conto degli esiti della sperimentazione medesima.

Il 7 novembre 2017 (il giorno in cui sono state presentate le linee guida), l’ex ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, ha espresso per messaggio: “La conoscenza delle tecniche di Primo Soccorso può salvare innumerevoli vite umane. Portare questa conoscenza all’interno degli istituti scolastici significa incrementare sensibilmente la cultura della sicurezza e l’efficacia degli interventi in emergenza; rappresenta una maniera concreta affinché il rischio che si verifichino eventi drammatici, facilmente evitabili, si riduca drasticamente. Come ben sapete la nostra rete dell’emergenza-urgenza ha raggiunto, negli ultimi anni, un ragguardevole livello di funzionalità ed efficienza e può essere considerata un punto di forza del nostro sistema sanitario, un servizio capace di rispondere alle reali esigenze di tutela della salute di tutti coloro che ne hanno bisogno. Oggi, infatti, l’offerta di assistenza in emergenza è concepita in modo che il paziente venga soccorso nel tempo e nel modo giusto e portato nell’ospedale più adeguato per la patologia presentata. Questo approccio garantisce l’appropriatezza dei percorsi soprattutto per quanto riguarda le patologie complesse tempodipendenti, dove proprio il fattore tempo inteso come tempestività dell’intervento è direttamente posto in relazione con gli esiti delle cure […] di emergenza.

E ancora: “Proprio per questo abbiamo collaborato attivamente con il Ministero dell’Istruzione perché è ormai essenziale, e non più rinviabile, sviluppare tempestivamente nei nostri giovani una cultura del primo soccorso; una cultura che li renda consapevoli che le proprie capacità ed i propri comportamenti possono fare la differenza. E questo fin dalla scuola dell’infanzia, dalla semplice conoscenza del numero 112, attraverso poi un percorso formativo via via sempre più ricco fino all’ultimo anno della scuola secondaria superiore, insegnando ai ragazzi maggiorenni l’uso del defibrillatore. Senza contare, che i ragazzi tendono a condividere le conoscenze acquisite con amici e familiari ed agiscono in questo modo da moltiplicatori e veicoli veri e propri di diffusione delle conoscenze e competenze acquisite. Secondo l’OMS, l’introduzione di sole due ore di lezione di rianimazione cardio-polmonare all’anno, indirizzate ai ragazzi dai 12 anni compiuti, aumenterebbe il tasso di sopravvivenza nell’arresto cardiaco improvviso con ripercussioni significative sulla salute globale”.

Questa esperienza garantirà all’Italia un netto miglioramento nel settore della formazione in ambito sanitario, rispetto agli standard dell’Unione Europea. Infatti, già in numerosi Stati membri è ormai consolidata da anni la formazione sanitaria rivolta alla popolazione. In alcuni stati membri (Austria, Belgio, Bosnia Erzegovina, Croazia, Germania, Lettonia, Lituania, Russia, Slovacchia, Slovenia, Svizzera e Ungheria) l’erogazione e il conseguimento di tali corsi è divenuto obbligatorio per l’ottenimento della patente di guida.

Quando si parla di emergenza, malattie, condizioni critiche, la popolazione (a eccezione degli esperti e dei professionisti del settore) tende a essere restio o mostra timore, soprattutto quando sono coinvolti i giovani. Ma è proprio da loro che deve partire questo progetto di sensibilizzazione, poiché anche un minimo gesto, fatto bene, può veramente fare la differenza.

Per ora si attendono con desiderio i vari report di questa iniziativa, al fine di avere una chiara visione del coinvolgimento degli istituti scolastici. Si ringrazia la dottoressa Giuseppina Ciarniello, referente del ministero della Salute (Direzione generale della Programmazione sanitaria), per la disponibilità e le delucidazioni sulla tematica.

In allegato potrete prendere visione delle linee guida ministeriali sull’iniziativa.

Pasquale Fava

ALLEGATO: Linee guida

 

Redazione Nurse Times

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