Giovani infermieri neolaureati guadagnano 1284 euro in media e il 28% è disoccupato

La professione infermieristica in Italia resta in una profonda crisi, sia occupazionale che reddituale. In Europa sono molto richiesti e ben pagati. In Italia disoccupati e con redditi molto bassi

La professione infermieristica in Italia resta in una profonda crisi, sia occupazionale che reddituale. In Europa sono molto richiesti e ben pagati. In Italia disoccupati e con redditi molto bassi

I giovani infermieri italiani si trovano ad affrontare un numero crescente di sfide e di scelte difficili, per iniziare a costruire la loro vita professionale; hanno bisogno di informazioni relative ai percorsi formativi e alle opportunità lavorative.

Spesso lasciamo partire i nostri infermieri neolaureati che attraversano il confine alla ricerca di una occupazione, perdendo risorse umane formate che diversamente potrebbero essere integrate nel nostro sistema sanitario peraltro già carente (VEDI).

È necessario dunque sviluppare un’offerta di servizi di qualità in materia di orientamento professionale e di assistenza alle prospettive di formazione e di impiego. Occorre fornire nuovi e complessi strumenti che consentano ai giovani di orientare le loro scelte, optando per percorsi coerenti sia alle aspettative personali sia alle esigenze del mercato del lavoro al fine di evitare circoli viziosi senza uscita.

Sullo sfondo di uno scenario lavorativo complesso, si delinea una situazione di grande incertezza soprattutto per le giovani generazioni laureate. È ormai ritenuto normale e proficuo, non solo per le aziende ma anche per gli stessi lavoratori, che l’inserimento lavorativo si realizzi in una prima fase, con contratti a tempo determinato e con varie modalità flessibili. Ma i periodi di lavoro flessibile spesso si prolungano oltremisura e nella vita dei giovani scatta la ‘’trappola della precarietà’’.

Oggi, oltre un terzo dei 18-29enni ha un lavoro a tempo determinato, contro un valore medio del 13,4%. Il divario tra il tasso di occupazione totale e quello dei giovani è pari a quasi 12 punti percentuali. Vent’anni fa la disoccupazione giovanile era prevalentemente connessa ad una fase di passaggio verso il lavoro stabile, oggi è caratterizzata dall’alternanza con il lavoro precario. (1)

Nella realtà odierna si riscontra un elevato mismatch, vale a dire una notevole discrepanza tra domanda e offerta di lavoro: il più delle volte infatti le competenze professionali fornite dal sistema formativo e quelle richieste effettivamente dal mercato del lavoro non coincidono.

L’Eurostat ha registrato a novembre 2018 che il tasso di disoccupazione dei giovani laureati è sceso da 34% a 32,7%, segnando il calo più forte di tutta l’Eurozona, dato gratificante rispetto ai dati della media OSCE dei laureati disoccupati per regione negli anni 2011/12. Ma nonostante la discesa e i buoni dati registrati, l’Italia vede comunque il terzo tasso di disoccupazione più alto d’Europa dopo Grecia (39,5% a settembre) e Spagna (37,9%). Il più basso si registra invece in Repubblica Ceca (5%) e Germania (6,6%). (2)

Carmelo Ursino, Commissario Straordinario Regionale di Laziodisu, ha sottolineato come il 30,7% delle persone continua a trovare lavoro attraverso canali informali (segnalazioni di amici, parenti conoscenti) anche se questa percentuale si riduce al 12,7% per i laureati. In forte calo il canale dei concorsi pubblici, che offre il lavoro al 18,3% degli occupati, contro il 29,5% che si registrava prima del 1997. (3)

Ma sono 60 mila gli infermieri che mancano nel nostro Paese rispetto alla media OCSE. E questo è un problema che si riversa pesantemente sulla situazione sanitaria Italiana e sulla qualità di assistenza che si promuove. (4)

I dati Almalaurea parlano chiaro. Nel 2017 in Italia si sono laureati 12.354 infermieri, di questi il 70,3 % è occupato, 2,3% è iscritto alla magistrale. Gli infermieri che riescono a trovare una occupazione solo nel 17,0% hanno un contratto a tempo indeterminato, il 54,4 % ha un lavoro con contratto non standard (tempo determinato, contratto di somministrazione di lavoro), il 17,4 % ha deciso di intraprendere la strada per l’autonomia (p.i.).

Il 66% lavora in una azienda privata, mentre il 24,4 % lavora in una azienda pubblica solo l’8,6 % lavora per il No Profit.

Il tasto più dolente è quello delle retribuzioni. Un infermiere neolaureato in Italia guadagna in media 1284 euro, con piccole differenze tra uomini 1376 euro e donne 1250 euro. (5)

Solo il 2% dei laureati si iscrive poi al corso di laurea magistrale ambendo a una figura professionale dotata di competenze avanzate e approfondite nell’ambito delle discipline infermieristiche e ostetriche per lo svolgimento di interventi di carattere assistenziale nell’ambito dell’assistenza infermieristica e ostetrica, dell’organizzazione e del management, della ricerca, della formazione e dell’educazione. (6)

Dalle statistiche riportate dalla Confederazione internazionale unione medica euro mediterranea – Umem, dall’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e dal Movimento internazionale Uniti per Unire, sviluppate in collaborazione con la rete dei professionisti della sanità aderenti a queste realtà e operanti in tutti paesi euro-mediterranei, si è evidenziato un amento del 30% di richieste negli ultimi cinque anni di professionisti italiani di trasferirsi all’estero e il 40% in più di domande di lavoro per gli italiani che arrivano dall’estero.

La maggior parte delle richieste di lavoro all’estero arriva da paesi europei: Belgio, Francia, Germanica, Spagna Svizzera, Inghilterra. (7)

Sono due le principali figure richieste all’estero: Gli infermieri con laurea in Scienze infermieristiche, che prevede per gli infermieri registrati all’albo NMC (l’Albo degli infermieri del Regno Unito) una retribuzione lorda indicativa di partenza di 21.500-28-500 sterline (dai 25.288,17 ai 33.521,52 euro annuali) che sale, poi, in base al livello di anzianità e esperienza, e gli Healthcare Assistant, ossia l’equivalente dell’operatore socio-sanitario in Italia. (8)

Cosa fare ? È chiaro che non può esserci salute senza infermieri, e l’Italia più che mai ha BISOGNO di Infermieri, di fronte al costante invecchiamento della popolazione e il numero crescente di pazienti affetti da multipatologie che necessitano di cure sempre più complesse e costose per il Sistema Sanitario Nazionale. In tale contesto è centrale ed esclusivo il ruolo dell’infermiere nella presa in carico della persona malata.

Il Governo dovrebbe giocare subito alcune carte:

1) sblocco del turn over, semplificando l’accesso all’incarico ospedaliero pubblico;

2) sviluppo della sanità territoriale, impostando una logica basata sul priority setting: logica organizzativa basata sull’individuazione di priorità;

3) sviluppo di un efficace sistema di coordinamento e collaborazione multidisciplinare e multiprofessionale che integri la condivisione, l’intesa, il potere, l’interdipendenza e il processo; (9)

4) capacità di applicare una stewardship (strategia di gestione) che genera risorse. (9)

5) Cambiare il paradigma in direzione della cronicità: Il passaggio dal paradigma dell’acuzie a quello della cronicità implicherebbe che il sistema di offerta sanitaria e sociosanitaria sviluppi elementi che facilitino l’integrazione dei servizi sul paziente, alleato del sistema, determinando trattamenti coordinati e continui nel tempo, orientati al soddisfacimento di bisogni di salute individuali e complessi.

6) Inserimento tra i LEA, dell’infermiere di famiglia, andrebbe a soddisfare tutti i bisogni delle famiglie e livello domiciliare, riducendo in tal modo gli accessi impropri nei pronto soccorsi sempre troppo affollati da casi risolvibili al domicilio del paziente da un infermiere debitamente formato.

7) Integrazione nella Scheda di Dimissione Ospedaliera (SDO)  delle diagnosi infermieristiche che andrebbero a diversificare  economicamente (e non) l’assistenza erogata al paziente, valutando sia la diagnosi medica che quella infermieristica in base alla complessità assistenziale del paziente.

Purtroppo le politiche miopi sono troppo concentrate sul taglio dei costi e servirebbe invece un piano di riorganizzazione delle cure e dell’assistenza sul territorio capace di abbattere il ricorso improprio dei cittadini nell’ospedale, elemento che oggi aumenta enormemente i costi. Senza infermieri, che si muoverebbero soprattutto sul territorio, questo non si può fare. (10)

Il divario tra la domanda di salute in espansione e la scarsità di risorse comporta la necessità da parte dei sistemi sanitari, basati sul finanziamento pubblico, di definire le priorità sanitarie e sociali di intervento, di servizi, nonché di accesso agli stessi, e la relativa allocazione delle risorse, a discapito delle mancanze ingenti di infermieri nei reparti e dei tanti professionisti infermieri che non riescono a trovare un posto fisso che dia gratificazione e autonomia professionale.

Cara Italia, Bisogna Fare qualcosa per noi giovani, lo sai? Chiediamo solo di non essere lasciati soli.

 

Fabiana Cassano, Studentessa del Corso di Laurea Magistrale di Scienze Infermieristiche e Ostetriche presso L’università Cattolica Del Sacro Cuore di Roma

Francesco Molinari, infermiere dal 2013, Master in Infermieristica Legale e Forense nel 2015. Ideatore e realizzatore di ‘Quiz Infermiere’ e della pagina ‘Infermiere Professionista’.

 

BIBLIOGRAFIA

(1) Istat (2012a). Rapporto annuale 2012. La situazione del Paese. Sintesi, p. 6.
(3) Orlandi, C. (2015). Manuale di Management per le professioni sanitarie. Ed 4, Milano, Mc Graw-Hill.

(2) ANSA. (2018). Istat, tasso disoccupazione giovani cala al 32,7%. Ritrovato a 09/18 da https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/01/09/istat-tasso-disoccupazione-giovani-cala-al-327_8fe8ffce- cae5-4377-9747-42c108a3d8be.html

(3) Ursino, C. (2012). Il lavoro e la formazione. Un ‘brand’ per creare ‘valore pubblico’, in G. Alessandrini e C. Pignalberi (a cura di), Le sfide dell’educazione oggi. Nuovi habitat tecnologici, reti e comunità. Lecce e Brescia. p. 260

(4) CorriereUniv. (2014). Ocse: in Italia mancano 60mila infermieri, ma 25 mila neolaureati non trovano lavoro. Ritrovato a 09/18 da https://www.corriereuniv.it/cms/2014/05/ocse-in-italia-mancano-60mila-infermieri-ma-25- mila-neolaureati-non-trovano-lavoro/

(5) Alma laurea. (2017). Professioni sanitarie infermieristiche e ostetrica: dati del 2018. Ritrovato a 09/2018 da www.almalaurea.it

(6) Scotto, G. (2018). Medicina, quale specializzazione scegliere dopo la laurea?. Ritrovato a 09/18 da https://www.repubblicadeglistagisti.it/article/specializzazioni-medicina-che-danno-piu-chances-dopo-la-laurea

(7) Quotidiano sanità. (2017). In cinque anni aumento del 30% di domande di professionisti sanitari italiani per lavorare all’estero e del 40% delle richieste dall’estero verso l’Italia. Le statistiche Umem, Amsi e Uniti per Unire. Ritrovato a 09/18 da https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=53208

(8) Avvenire. (2018). Boom di richieste di infermieri italiani in Gran Bretagna. Ritrovato a 09/2018 da https://www.avvenire.it/economia/pagine/orienta-boom-di-richieste-di-infermieri-italiani-in-gran-bretagna

(9) Mintzberg H. (1980). Structure in 5’s: A Synthesis of the Research on Organization Design Managment Science. vol26 (3). Pg 322-341

(10) Fnopi. (2014). Non rinviabile il problema dei 70mila infermieri che mancano in Italia. Ritrovato a 09/18, da https://www.fnopi.it/attualita/non-rinviabile-il-problema-dei-70mila-infermieri-che-mancano-in-italia- id1210.html

 

 

Redazione Nurse Times

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