Riprendiamo la vicenda  giudiziaria che ha colpito il Maresciallo Infermiere Emiliano Boi da sempre punto di riferimento per  tutti coloro che lottano per tutelare la Salute pubblica

Boi denunciò la presenza di sostanze cancerogene nell’acqua consumata dai militari a bordo della nave militare “Caio Duilio”, nella quale prestava servizio (Vedi articolo).

L’acqua autoprodotta con dei dissalatori, non era conforme all’uso umano, ma era usata anche per cucinare. Le analisi mostravano la presenza di trialometani e idrocarburi, sostanze cancerogene. Il maresciallo Boi, però, veniva sospeso, ritrovandosi rinviato a giudizio con l’accusa di aver trasmesso un messaggio riservato, rivelando il contenuto degli accertamenti condotti sulla potabilità dell’acqua, rischiando 5 anni di carcere.

Ricordiamo i servizi de Le Iene su questa vicenda (Vedi articolo).

Di seguito la dichiarazione del Maresciallo Boi presso il Tribunale Militare d’Appello di Roma di ieri:

“Ho iniziato a segnalare l’esistenza di gravi rischi sanitari connessi all’utilizzo delle acque di bordo otto anni fa e da allora, nel rispetto del mio mandato professionale di infermiere, nonostante il muro di silenzio ed i vari tentativi di farmi desistere, non ho mai smesso.

La prima segnalazione ai miei superiori risale al 2011, quando, imbarcato su Nave Caio Duilio, mi accorsi che l’acqua di bordo non veniva analizzata da laboratori accreditati e veniva addirittura data a bere all’equipaggio senza un giudizio di idoneità al consumo umano espresso da un’Autorità competente, come invece richiesto dal D.lgs. 31/2001.

Non senza difficoltà, solamente nel 2012 riuscii ad ottenere dal comandante l’esecuzione di controlli esterni completi, comprensivi quindi dei numerosi parametri chimici (molti dei quali tossici ed oncogeni) che da sempre, a causa di disposizioni interne all’Amministrazione, erano stati elusi dal laboratorio analisi del Dipartimento Militare di Medicina Legale di La Spezia. I risultati non tardarono ad arrivare. Il laboratorio analisi dell’ARPAL certificò la non idoneità al consumo umano per la presenza di trialometani ed idrocarburi, sostanze potenzialmente cancerogene presenti nell’acqua che fino ad allora l’equipaggio aveva bevuto e che, nonostante il giudizio di “non conformità all’uso umano”, continuò ad impiegare per scopi alimentari e per l’igiene personale.

E da questo momento, cioè dal 2012, che ha inizio mio calvario, nel disperato tentativo di tutelare la salute del personale imbarcato e di mettere in evidenza i rischi sanitari mai valutati, a cui, per anni, a causa dell’elusione degli obblighi di legge, tutti gli equipaggi, a partire dal 2001, sono stati esposti.
Contrariamente a quanto testimoniato presso il Tribunale Militare di Verona dal Capitano di Fregata Riccardo Rizzotto, comandante di Nave Grecale nel 2016, nonché a quanto risposto dal Ministero della difesa in occasione di due interrogazioni parlamentari sulle contaminazioni riscontrate su nave Duilio, fino ad allora, purtroppo, nessun comandante si era mai rivolto a laboratori esterni per il completamento periodico degli esami, poiché i vertici sanitari della Marina, attraverso precise disposizioni interne, interpretarono il disposto normativo del D.lgs. 31/2001 e decisero arbitrariamente di adattarlo, in quanto “non pensato per le realtà militari non territoriali, eludendo cosi la ricerca della totalità dei parametri chimici e dando addirittura per scontato che l’acqua dissalata ed autoprodotta dalle navi militari fosse in automatico idonea al consumo umano, in assenza di documentate evidenze scientifiche ed analitiche.

Per questo motivo, cosciente dei gravi rischi sanitari a cui, per oltre 15 anni, tutti gli equipaggi sono stati esposti, dal 2011 al 2016 ho continuato verbalmente e per iscritto a segnalare il problema a tutti i miei superiori, sia durante il mio incarico di infermiere su Nave Caio DUILIO che presso la Direzione di Commissariato della M.M. La Spezia, ente presso il quale, dal 2013, sono stato destinato privo di incarico professionale.
Agli inizi del 2016, non riuscendo ancora a risolvere il problema, decisi di rivolgermi al Capitano di Fregata Colombo, rappresentante Cocer della Marina, ma fu del tutto inutile poiché, nel manifestarmi il suo disinteresse, a mezzo email istituzionale, concluse con la frase “buon lavoro in solitaria”.
A distanza di qualche mese dalla risposta del Capitano di Fregata Colombo, purtroppo, venni a conoscenza che ad un membro dell’equipaggio di nave Caio Duilio, che per anni aveva bevuto l’acqua di bordo non opportunamente analizzata, poi rivelatasi contaminata, era stato diagnosticato un carcinoma alle ghiandole salivari e che anche altri militari che avevano prestato servizio sulla stessa unità navale avevano riportato patologie oncologiche.
Quando nell’aprile 2016 “per sbaglio” mi inviano i messaggi “non classificati”, intercorsi tra nave Grecale ed il DMML La Spezia, dai quali si evinceva chiaramente che il laboratorio analisi militare non era in grado di effettuare i controlli previsti dalla legge, allarmato dal fatto che anche l’elenco del parametri richiesti da Nave Grecale, per stabilire la salubrità dell’acqua di bordo, risultava gravemente deficitario, per tutelare il personale militare imbarcato, non esitai ad inviarli a Luca Marco Comellini, all’epoca dei fatti Segretario del Partito per la tutela dei diritti dei militari, oggi Segretario Generale del Sindacato del Militari, con il quale da tempo condividevo la battaglia per il diritto alla salute e alla legalità e trasparenza dell’azione dell’amministrazione militare.

All’epoca, peraltro, il laboratorio analisi militare di La Spezia, pur non essendo Autorità competente, continuava ad emettere “giudizi di idoneità” sulle acque delle restanti unità navali e questa prassi è venuta meno solamente a partire dal 1 marzo 2018, a seguito delle mie dichiarazioni rese presso il Tribunale Militare di Verona.

Solo dopo aver inviato a Comellini quei due messaggi non classificati intercorsi tra Nave Grecale ed il DMML La Spezia, solo dopo la sua denuncia a mezzo stampa del 30/05/2016, il Comando della Squadra Navale, nel luglio 2016, non poté far altro che emanare la prima direttiva applicativa del D.lgs. 31/2001, norma che 15 anni prima il Legislatore aveva posto a tutela della salute umana (compresa quella dei militari), ma che purtroppo era stata elusa a causa delle disposizioni interne impartite dalle Direzioni sanitarie dipendenti dall’Ispettorato di Sanità della Marina Militare.

A differenza di quanto concluso dal Tribunale Militare di Verona, l’Amministrazione però non ha posto rimedio, nemmeno con le disposizioni impartite da Cincnav nel 2016.

A conferma di ciò, dopo la sentenza del 02/05/2018, che ha stabilito la mia assoluzione per tenuità del fatto, la Marina in data 18/05/2018, a distanza di 17 anni dall’entrata in vigore del D.lgs. 31/2001, ha indetto il primo bando di gara per l’esternalizzazione dei controlli completi sulle acque di bordo, riportando quale specifica tecnica quella stabilita nel 2016 dal Comando della Squadra Navale.

Ancora una volta, per tutelare il personale imbarcato, preso atto del disarmante silenzio dell’ispettorato di Sanità della Marina Militare, nel rispetto del mio mandato professionale non ho potuto far altro che segnalare nel dettaglio i rischi sanitari derivanti dalla non completezza dei parametri in essa indicati, evidenziando, altresì, che la tecnica di campionamento descritta dal Comando della Squadra Navale è causa di risultati “falsi negativi” nella ricerca delle Legionelle.

Il giorno successivo alla mia segnalazione, in data 20 giugno 2018, l’Amministrazione ha provveduto alla sospensione in autotutela del bando di gara, che, ancora oggi, a distanza di 8 mesi, risulta sospeso per problematiche riguardanti il disciplinare tecnico.

La mia azione ha fatto si che emergessero altre segnalazioni per le quali, come riportato dagli organi di stampa, sono in corso indagini da parte di procure militari ed ordinarie.
A seguito del mio rinvio a giudizio, per la rivelazione di informazioni non classificate sull’acqua di bordo, e delle mie dichiarazioni presso il Tribunale Militare di Verona, l’Amministrazione ha più volte ribadito di “non avere nulla da nascondere” ma ha poi deciso di apporre una classifica ai controlli sino ad oggi effettuati

So di aver agito per la tutela della Salute del personale ed per questo che credo che la responsabilità di questo Tribunale sia quella di dover decidere se sia più importante la riservatezza dell’Amministrazione o l’applicazione della legge, cosciente del fatto che dietro la riservatezza purtroppo si nascondono gravi violazioni, mentre nell’applicazione della legge viene garantita la tutela della Salute, bene di rango costituzionale che in tutti questi anni non ho mai smesso di difendere”.

Grazie al Maresciallo Infermiere Emiliano Boi un capitolo “buio” della Marina Militare Italiana sta per chiudersi.

Redazione NurseTimes