Rilevazione del dolore: la Scala di Abbey

Questo metodo di valutazione è stato introdotto per coloro che non sono in grado di esternare il proprio stato di disagio. In tutti gli ospedali è…

Questo metodo di valutazione è stato introdotto per coloro che non sono in grado di esternare il proprio stato di disagio.

In tutti gli ospedali è entrata ormai a pieno regime la politica dell’ospedale senza dolore, e con la Legge del 15 marzo del 2010 n. 38 “sono state istituite delle disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”. All’art. 7 si specifica che in cartella clinica e infermieristica devono essere riportati i dati riguardanti la rilevazione del dolore e la sua evoluzione durante il decorso ospedaliero, ma come fare se il paziente non è in grado di comunicare?

Il mancato controllo del dolore o la sua sottovalutazione può portare a molteplici conseguenze negative, come lo stato di ansia, depressione, riduzione della socializzazione, disturbi del sonno, riduzione della mobilità, riduzione dell’appetito e una maggiore richiesta dei servizi sanitari. Negli ultra65enni il dolore è molto diffuso e, a seconda dell’età, la sua prevalenza varia tra il 25 e l’80%.

La rilevazione del dolore, per essere adeguata e significativa, deve essere effettuata almeno due volte al giorno, ogniqualvolta l’operatore lo ritenga opportuno e in risposta a una terapia antalgica, in modo tale da valutarne l’efficacia. L’impostazione della Scala di Abbey si basa sulle linee guida dell’American Geriatrics Society

ed è stata realizzata da esperti statunitensi e canadesi.

La Scala Abbey permette di valutare l’intensità della sintomatologia dolorosa, andando ad analizzare sei indicatori bio-comportamentali:

1) VERBALIZZAZIONE: gemiti, lamenti, pianto;
2) ESPRESSIONE FACCIALE: smorfie, sguardo teso o spaventato;
3) CAMBIAMENTO DEL LINGUAGGIO CORPOREO: irrequietezza, tremore, posizione di difesa, accovacciamento, atteggiamento di allontanamento;
4) CAMBIAMENTI COMPORTAMENTALI: stato confusionale, rifiuto del cibo, alterazioni degli schemi abituali;
5) CAMBIAMENTI FISIOLOGICI: temperatura, polso, aumento della pressione arteriosa, sudorazione, rossore o pallore;
6) ALTERAZIONI FISICHE: lacerazione della cute, lesioni da decubito, artrite, contratture, pregresse lesioni.

Per ogni settore è previsto un punteggio, che può variare da zero a tre in base all’intensità del dolore. Per i pazienti in stato di confusione mentale, con alterazioni cognitive, dell’attenzione, della memoria, dell’orientamento, del pensiero, del comportamento psicomotorio, del ciclo sonno veglia, e per tutti coloro che non sono in grado di esternare il proprio stato di disagio, è stata istituita questa scala di valutazione.

Ida Baiano

 

Redazione Nurse Times

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