West Nile: la febbre che arriva… ronzando

Tutto quello che c’è da sapere sul virus trasmesso dalle zanzare infette. Se ne sta parlando molto, quest’estate. Soprattutto in Veneto, dove i casi di…

Tutto quello che c’è da sapere sul virus trasmesso dalle zanzare infette.

Se ne sta parlando molto, quest’estate. Soprattutto in Veneto, dove i casi di virus West Nile sono davvero numerosi: 51, per l’esattezza, dei quali 32 forme lievi e 19 neuroinvasive a diversi livelli di gravità. Purtroppo si registrano anche due decessi. Al momento, i casi sono così distribuiti nella regione: 15 a Padova, 16 a Rovigo, 3 a Treviso, 7 a Venezia, 8 a Verona, 2 a Vicenza.

La West Nile è una malattia infettiva ad eziologia virale trasmessa da un Flavivirus, il virus West Nile (WNV). La porta d’ingresso di tale patologia è la cute. Sia negli animali che nell’uomo la trasmissione avviene attraverso la puntura di zanzare vettore infette durante il pasto ematico. Altri mezzi di infezione, sebbene piuttosto rari, sono trapianti di organi, trasfusioni di sangue e la trasmissione madre-feto in gravidanza.

Il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni, ma può essere anche di 21 giorni nei soggetti con deficit a carico del sistema immunitario. L’80% delle persone infette non presenta sintomi e qualora essi siano concomitanti, si caratterizzano per lieve entità: mal di testa, febbre, vomito, nausea, dolori muscolari, arrossamento degli occhi, linfonodi ingrossati, eruzioni cutanee.

La durata, in questi casi, può essere di qualche giorno o qualche settimana e varia in base all’età del paziente. I sintomi più gravi si presentano, mediamente, in meno dell’1% delle persone infette (1 persona su 150), manifestandosi come una malattia neuroinvasiva (encefalite, meningo-encefalite, paralisi flaccida), con possibile decorso fatale. Il rischio di contrarre la forma neurologica della malattia aumenta all’aumentare dell’età ed è particolarmente elevato nei soggetti di età superiore ai 60 anni.

La diagnosi viene effettuata attraverso i test di laboratorio Elisa o Immunofluorescenza, effettuati su siero. Dove indicato, il test può essere effettuato su fluido cerebrospinale per la ricerca di anticorpi del tipo IgM

. Questi anticorpi possono persistere per periodi anche molto lunghi nei soggetti malati (fino a un anno). Pertanto la positività a questi test può indicare anche un’infezione pregressa.

Tramite un elettroencefalogramma (EEG) si riesce ad analizzare l’attività cerebrale e le anomalie che caratterizzano un’infezione da virus West Nile. È un esame abbastanza utile e per nulla invasivo. Tramite una risonanza magnetica nucleare (RMN) al cervello, invece, si riesce a rilevare un’infiammazione cerebrale. Non è un esame diagnostico invasivo, ma è comunque poco praticato in tali circostanze.

Al momento non esiste un vaccino per la febbre West Nile. Per ora la prevenzione consiste soprattutto nel ridurre l’esposizione alle punture di zanzare. Ecco alcuni consigli utili a limitare il rischio di infezione:
–  Eliminare le acque stagnanti presenti nel proprio giardino o nelle zone verdi della città.
– Sturare le grondaie, evitando così il ristagno di acqua e la proliferazione di zanzare.
– Cambiare gli abbeveratoi degli animali domestici con regolarità.
– Svuotare le piscine inutilizzate.
–  Non frequentare le zone più popolate dalle zanzare nelle ore critiche (alba o tramonto).
– Indossare maglie a maniche lunghe e pantaloni quando si ha in programma di recarsi in una zona infestata da zanzare.
– Applicare sulla pelle i repellenti anti-zanzara.

Attualmente, inoltre, non esiste una terapia specifica per la febbre West Nile: il trattamento è solo sintomatico. Nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno o possono protrarsi per qualche settimana. Nei casi più gravi è invece necessario il ricovero in ospedale, dove i trattamenti somministrati comprendono fluidi intravenosi e respirazione assistita.

Ida Baiano

 

Redazione Nurse Times

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