NT - News

Infermieri italiani indignati per il programma “Tagadà” di La7

Comments (10)
  1. Tomei Dino ha detto:

    cosa farebbero loro con i risparmi di spesa? Assumerebbero più medici? Come mai Non citano i rapporti OCSE a proposito? 3.9 medici per 1000 abitanti contro la media OCSE di 3.2!! e gli infermieri??? 6.4 ogni 1000 abitanti contro 8.8!!!
    Citano i dati europei per quel che vogliono, Poche idee e confuse, fa paura gente così!

  2. paolo Traversa ha detto:

    ascoltando il servizio, mi rendo conto che come al solito parlano di infermieri e tra gli “ospiti” non ci sono rappresentanti della nostra categoria.
    Allo stesso modo accade ovunque, anche dove istituzionalmente , dove si legifera , noi siamo assenti ed altri lo fanno per noi al nostro posto coni risultati che tutti conosciamo.
    La nostra assenza deve avere un termine, o siamo noi come categoria a sollevarci e rappresentarci DEGNAMENTE, oppure assisteremo per sempre a queste violenze di cui siamo tutti conniventi e corresponsabili.
    Un saluto dall’infermiere cantautore Paolo traversa

  3. FIORENZO GIACCI ha detto:

    sotto elezioni di cosa parlano, sempre? non delle loro malefatte ( giornalisti di parte, politici, corrotti..)….. ma di malasanità….infermieri, medici…tutti incapaci……senza avere la minima esperienza….anche perchè loro vanno in cliniche private e non nei PS dove va la gente normale…solo chi ci lavora sa cosa vuol dire avere 40 paz. in attesa di esser visitate, sono un chirurgo ospedaliero….vorrei commentare l’articolo..senza un buco in astanteria, con un medico solo in turno, i reparti pieni……e, come sempre…ci si dimentica che gli italiani non hanno educazione sanitaria…..il codice bianco o verde DEVE andare dal suo medico, non in PS….e paga comunque il ticket, che va non nelle tasche di infermieri o medici, ma delle ASL (…..)….” vado in PS così mi fanno tutto,anche gli esami”..poi dopo 12 ore di attesa fanno gli offesi e dicono che se ne vanno….la gente va educata… ogni cittadino intorno ai 18 anni dovrebbe essere obbligato a passare 3 settimane in un PS, a vedere cosa succede e cosa significano certe parole…sarebbe una bella iniziativa…

  4. andrea ha detto:

    Mi auguro che la conduttrice del programma, che, probabilmente come gli altri intervenuti, non ha chiara la situazione, possa, con la dovuta intelligenza cui andrebbe posto l’approfondimento dell’argomento, studiare come funziona e come mai in triage trova un infermeiere e non un medico, trova del personale che nonostante Il buon Cecchi Paone (che è evidentemente tuttologo) è formato per stare lì e che forse se sta lì ci sarà un motivo e qualcuno avrà ritenuto importante mettercelo.
    Per la prossima volta forse sarebbe il caso di invitare un infermiere se si vuole affrontare un argomento che li riguarda e non fare solo del sensazionalismo.

  5. Floriana ha detto:

    ANCHE IO HO SCRITTO ALLA REDAZIONE DEL PROGRAMMA NON BISOGNA FAR PASSARE QUESTI ATTACCHI ALLA PROFESSIONE
    Buona sera mi chiamo Nardecchia Floriana e sono un infermiera, in merito alla vostra trasmissione di ieri pomeriggio dove si è parlato di un caso di presunta malasanità e competenza infermieristica, volevo fare le seguenti precisazioni. INTANTO ESPRIMO MASSIMO RISPETTO E COMPRENSIONE PER LA SIGNORA CHE HA AVUTO IL LUTTO E CHE HA TUTTO IL DIRITTO DI CAPIRE SE CI SONO STATI DEGLI ERRORI. Per quanto riguarda il dibattito che è scaturito in studio dopo la messa in onda del servizio, occorre fare chiarezza e precisazioni, perché sono stati dette gravi inesattezze a danno dell’immagine professionale degli infermieri.
    Gli infermieri sono professionisti laureati, che si occupano dei bisogni dell’uomo (I laureati sono, ai sensi della legge 10 agosto 2000, n. 251, articolo 1, comma 1, professionisti sanitari delle professioni sanitarie di ciascuna area che svolgono con autonomia professionale attività dirette alla prevenzione, alla cura e salvaguardia della salute individuale e collettiva, espletando le funzioni individuate dalle norme istitutive dei relativi profili professionali e dagli specifici codici deontologici) per esercitare la professione devono essere iscritti all’albo professionale (IPASVI). Per poter fare triage devono avere un ulteriore formazione specifica ed un’esperienza di almeno 6 mesi nell’area del pronto soccorso ed emergenza. L’assegnazione del codice colore si fa con l’applicazione di un metodo scientifico utilizzando protocolli di lavoro, attraverso i seguenti step:
    1) la valutazione sulla porta rapida ed immediata per capire se c’è un emergenza (compromissione delle funzioni vitali) per cui bisogna “saltare” il processo e far accedere immediatamente il paziente alle cure
    2)l’intervista con la raccolta dati per rilevare i segni ed i sintomi che hanno portato il paziente a rivolgersi al pronto soccorso con le eventuali documentazioni cliniche relative a ricoveri e patologie riferite, la rilevazione dei parametri vitali.
    3)decisione di triage con assegnazione del codice colore e l’avvio di eventuali percorsi diagnostico terapeutici da protocollo in autonomia (ECG, reperimento di un accesso venoso, esami ematochimici ecc.)
    Codice bianco nessuna urgenza – il paziente non necessita del pronto soccorso e può rivolgersi al proprio medico.
    Codice Verde urgenza minore – il paziente riporta delle lesioni che non interessano le funzioni vitali ma vanno curate. Deve entrare in sala visita entro 30 minuti
    Codice Giallo urgenza – il paziente presenta una compromissione parziale delle funzioni dell’apparato circolatorio o respiratorio, non c’è un apparente pericolo di vita immediato. Deve entrare in sala visita entro 15 minuti.
    Codice Rosso emergenza – indica un soggetto con almeno una delle funzioni vitali (coscienza, respirazione, battito cardiaco, stato di shock) compromessa ed è in potenziale immediato pericolo di vita.
    4) La rivalutazione dei parametri vitali e delle condizioni generali si fa ogni 15 minuti per il codice giallo, ogni 30 minuti per il codice verde, se i tempi di accesso in sala visita si allungano, perché le sale visita sono occupate da altri pazienti critici che necessitano di cure.
    Il triage é competenza degli infermieri in America ed in tutta Europa. Nella vostra trasmissione avete denigrato e messo in dubbio il ruolo, e la competenza dell’infermiere, del resto che dire siamo in Italia. IN TRIAGE NON SI FA DIAGNOSI, MA IN BASE AI SINTOMI E ALLA VALUTAZIONE GENERALE ED OGGETTIVA DEL PAZIENTE SI ASSEGNA IL CODICE DI PRIORITÀ DI ACCESSO ALLE CURE LE DIAGNOSI LE FANNO I MEDICI. In Italia mancano 70000 infermieri. Penso che l’informazione deve essere fatta sapendo di cosa si sta parlando, vi consiglio di fare i confronti con il resto d’Europa rispetto al rapporto medici infermieri e utenti, poi riparliamo per quali figure professionali risultano carenze di organico. Complimenti, così alimentate la disinformazione e la sfiducia nei confronti degli infermieri. Potevate invitare in trasmissione un infermiere magari il presidente del collegio IPASVI o della Federazione Nazionale, persona competente che poteva parlare di triage e delle competenze infermieristiche. Un ultima considerazione é vero che il medico fa la diagnosi, ma la vita dei pazienti resta nelle mani degli infermieri che assistono le persone affidate alle loro cure tutti i giorni 24 ore su 24 nelle corsie degli ospedali, i quali utilizzano scienza e coscienza in autonomia ed in collaborazione con le altre figure professionali. Sapere per saper essere per saper fare. Così tanto per dire……..

  6. giuseppe sorvillo ha detto:

    Imparate l’arte infermieristica, e poi parlate…..se non sapete fare i “ciabattini”…….non rompete l’anima alle “semmenzelle” (piccolissimi chiodi che si usavano per assemblare le tomaie delle scarpe alle suole)

  7. Simone ha detto:

    Ed è per questo che un paese come il nostro non andrà mai avanti, perché ci sono persone che discriminano una data professione senza saperne niente della stessa,

  8. Simon ha detto:

    A me dispiace moltissimo della vicenda accaduta, ma non riesco a capire che centra Cecchi Paone la a parlare! E a dire cretinate, “l’infermiere non ha studiato per questo” lui lo sa il percorso di studi che deve fare un infermiere al gg d oggi?
    Cioè non sopporto le persone che solamente per fare notizie dicono delle cose che non stanno ne in cielo ne in terra. Un medico ti farà stare più sicura? Beh vai negli ospedali e guarda che sta più a contatto col paziente! Chi lo motiva chi lo assiste chi lo rende partecipe della vita! Nel caso del triage penso che l infermiere sia un professionista adeguatamente qualificato. Ribadisco che mi dispiace della accaduto ma non possiamo prendere in considerazione solo gli eventi negativi, quante vite vengono salvate dagli infermieri in ambito del pronto soccorso? L unica cosa da proporre in realtà sarebbe una revisione del personale infermieristico si questo ci potrebbe stare per testare le competenze specifiche di ambito.

  9. Fabbretti Fiorella ha detto:

    Mi sono trovata in un pronto soccorso e all’accettazione ho trovato degli operatori socio sanitari( o.s.s. ) Non è che si faccia confusione con questa nuova figura confondendola con quella infermieristica’ ? Le competenze sono molto diverse. E’ necessario per l’utente identificare il dipendente nell’esercizio della sua mansione . E’ molto importante per la professione infermieristica. Indossare la stessa divisa crea una grande confusione dei ruoli.

  10. due ha detto:

    Il problema è che sia i medici che i dottori hanno solo in testa i protocolli. L’assegnazione delle priorità è un protocollo, ovvero una regola astratta e spesso insulsa, decisa a tavolino per ragioni che hanno a che fare più con l’organizzazione che con con la salute. Mettiamo che uno abbia una mandibola lussata. Al ps gli assegnano un codice verde o bianco, giusto? Lo visitano dopo due ore e gli dicono che in quell’ospedale manca il reparto apposito (maxxillo facciale). Lo mandano a un secondo ospedale, a 30 km di distanza. Il paziente si reca nel prossimo ospedale con la mandibola lussata e i nervi a pezzi, e ci va guidando da solo, perchè non ha nessuno che l’accompagni. In più sono due giorni che non mangia e tre notti che non dorme (la lussazione gli provoca un dolore lancinante, di notte). All’ospedale nessuno ha valutato che questa situazione comportasse un’urgenza grave, e poi nel protocollo non c’è mica scritto “aiutare concretamente il paziente”. Quindi nessuno ha fatto niente per aiutare concretamente il poveretto. Nel successivo ospedale gli dicono che non possono farci niente, che la mandibola rientrerà da sola. E’ falso, ma il paziente non lo sa. Il paziente aspetta un mese, mangiando minestrina con la cannuccia e sopportando con pazienza questa invalidità grave e dolorosa. La mandibola non rientra. Dopo un mese va da un medico specialista, che gli prescrive una risonanza. Ma il medico non gli mette l’urgenza nella ricetta. Perchè il protocollo non lo richiede. Il medico è molto soddisfatto di sè perchè ha rispettato il protocollo. All’ospedale e gli fissano l’appuntamento per la risonanza dopo sei mesi. Il paziente aspetta ancora un altro mese, mangiando minestrina e soffrendo. E la mandibola non rientra. Un giorno, dopo l’ennesima notte in bianco il paziente ha un attacco di nervi e viene ricoverato in psichiatria. Quando esce, la mandibola è sempre lussata e in più ha subito un sequestro di persona per vari giorni in un reparto con le inferriate alle finestre. A questo punto il paziente, che nel frattempo ha perso 10 chili, decide da sè di predisporre un apparecchio che un po’ alla volta gli rimetta la mandibola in sede. Se lo fa da sè, modificando un vecchio byte. Passa un altro mese, grazie al byte la mandibola si riassesta. Chissà, se invece di prestare tanta attenzione ai protocolli qualcuno di saggio gli avesse proposto da subito di indossare un byte, non avrebbe dovuto soffrire, anzi soffrire molto, per tre mesi. A mio parere i protocolli non vagono niente, sono più dannosi che altro perchè fanno sentire a posto con la coscienza medici e infermieri che potrebbero fare qualcosa di sensato e non lo fanno perchè il protocollo non li obbliga o non lo prevede. Le priorità dovrebbero essere assegnate da un medico esperto, e non in base al solo rischio di vita o di morte, ma considerando più parametri, quale ad esempio il tipo di invalidità che il paziente deve sopportare finchè non riceve adeguato trattamento. Tale valutazione deve essere compiuta da una persona estremamente competente ed estremamente saggia, non da un infermiere con un diploma triennale che poi non è nemmeno una vera laurea. E non fatemi parlare di come la scuola, seguendo il modello americano, stia scadendo di livello in modo impressionante. Un diplomato negli anni 50 varrebbe, oggi, quanto un plurilaureato con doppio phD.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *